Il Concordato del 1929 nel quadro della convergenza tra regime fascista e gerarchie cattoliche

Poche righe di Enzo Collotti ricordano efficacemente i punti di accordo e di reciproca solidarietà tra la chiesa cattolica e il fascismo, collocando in un quadro più ampio e non ristretto alla dimensione della politica istituzionale e costituzionale la “storica” vicenda della “conciliazione”. Il fatto che queste righe si trovino in un testo dedicato alla legislazione razziale (più esattamente: razzista) del regime mussoliniano si comprende se si fa attenzione al nesso intrinseco, non accidentale, tra quella legislazione e gli aspetti biopolitici antiliberali delle campagne popolazioniste e colonialiste portate avanti dal fascismo, e che videro in prima linea la Chiesa cattolica, allora come oggi paladina della “vita”.

Al di là delle motivazioni più generali che spinsero alla conciliazione con la Santa Sede e con la Chiesa cattolica, non c’è dubbio che il Concordato segnò una tappa fondamentale per consolidare il consenso della Chiesa al regime fascista e per mettere in evidenza in questo quadro la convergenza di orientamenti che univa la Chiesa allo Stato. Sebbene lo statalismo fascista poteva finire per minacciare la larga autonomia che la Chiesa era riuscita a strappare con il Concordato, intaccando in più punti gravemente il potere dello Stato, la ragione politica propendeva a estendere agli atti del regime fascista la legittimazione (che era insieme religiosa e morale) della gerarchia cattolica. Questo fu particolarmente vero all’epoca della campagna d’Africa, in cui allo spirito guerriero fascista si aggiunse la legittimazione missionaria della Chiesa, e all’epoca della guerra di Spagna, in cui l’alleanza tra Stato e Chiesa fu se possibile ancora più stretta per via del comune legame autoritario e antibolscevico. Ma fu vero anche nel caso di tutti gli incentivi alla procreazione che non potevano che suscitare consenso nel clero, alla stessa stregua della politica ruralista e della campagna contro l’urbanesimo. Manca uno studio specifico di questi aspetti del consenso del clero al fascismo, ma alcuni indizi sul fervore patriottico con il quale il clero accompagnò non soltanto i gagliardetti fascisti nelle guerre del duce ma anche manifestazioni di carattere sociale di altro tipo, come la giornata della madre e del fanciullo, i pellegrinaggi a Roma delle madri prolifiche o l’insediamento dei coloni nelle terre di bonifica parlano in questa direzione.

[Enzo Collotti, Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali in Italia, Roma-Bari, Laterza, 2008, pag. 29]

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