Di Proust, della filologia e del tradurre. E della fortuna d’esser tedeschi.

Si può leggere in rete (http://dspace.unitus.it/handle/2067/798) un breve saggio di Alberto Beretta Anguissola, studioso di Proust (qualche notizia su di lui qui: http://www.lingue.unitus.it/docenti/curriculum.php?idDoc=3), intorno ad alcuni errori di traduzione (in italiano ma anche in altre lingue) nelle versioni della Recherche.
L’autore, che tra l’altro ha scritto il libro Proust inattuale (1976), nonché le note di commento all’edizione mondadoriana del romanzo di Proust (traduzione di Giovanni Raboni), si diverte a individuare un passo che ha “intrappolato” tutti i traduttori, alcuni veramente illustri (oltre a Raboni, la Ginzburg e Giacomo Debenedetti). Nella traduzione della Ginzburg è in realtà indicato anche un altro errore, apparentemente inspiegabile.
L’ipotesi di Beretta Anguissola è che il testo proustiano, “inattuale” dal punto di vista ideologico e della Stimmung generale dei primi anni del secondo dopoguerrra, sia stato in qualche modo “corretto” per renderlo accettabile, digeribile. Gli errori di traduzione, suggerisce la tesi generale del saggio, sono tutti “cattivi”, “dolosi”; sono atti violenti di chi legge e interpreta il testo cancellando il pensiero dell’autore. Atti che è possibile non siano frutto di calcolo deliberato, ma che non per questo non sono voluti dallo spirito del lettore o da quello dell’epoca.
L’eccezione della traduzione tedesca, l’unica a non cadere in errore, fa “tornare i conti” al saggista, che rivela, attribuendo tale evenienza al provvidenziale influsso dei metafisici antipositivisti e antistoricisti germanici sui propri connazionali, la natura di divertissement del suo scritto. Più seria è invece l’idea di un Proust schopenhaueriano sin dentro le singole frasi. Che vanno allora smontate e collaudate una volta tradotte per verificarne il senso.
Gli errori dei traduttori invece ridanno un testo analgesizzato e normalizzato, senza le punte dell’ironia e del pessimismo, dove l’ethos dell’autenticità dionisiaca ha lasciato il posto al filesteismo della morale.
Il lato migliore del breve scritto, quello che a mio avviso gli fa guadagnare il diritto di essere letto, è il suo essere un esercizio, massimamente etico perché essenzialmente intellettuale, di comprensione precisa di un pensiero affidato alle parole; un esercizio, insomma, prima che ermeneutico di filologia, di amore per un testo, ossia di attenzione al suo letterale esprimersi.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Filosofia, Letteratura, Letteratura francese e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...