La storia tedesca come “cimitero di rivoluzioni fallite” in una pagina di Giorgio Spini

Una cavalcata attraverso la storia della Germania, attraverso date fatidiche, massacri e sconfitte drammatiche. Dell’idea ad opera della potenza.
Spini sta descrivendo la situazione all’indomani della sconfitta dei Boemi e delle forze accorse in loro aiuto alla Montagna Bianca, nel 1620. I protestanti “moderati”, gli ordini luterani del Sacro Romano Impero, sono più o meno rimasti a guardare non cogliendo l’importanza del conflitto che si stava svolgendo. Lo interpretavano come un fatto circoscritto, che riguardava una regione fuori dagli schemi della pace di Augusta, e che per giunta aveva affidato la sua sorte al rappresentate massimo del calvinismo in Germania, il conte del Palatinato Federico V.
Anzi, i luterani, invidiosi o timorosi dell’avanzata calvinista, arrivano, con l’elettore di Sassonia, il più “classico” dei principi protestanti, ad appoggiare la repressione cattolica in Boemia. Aveva paura di perdere la guida del protestantesimo in favore del Palatinato.
La Spagna si è preparata al conflitto con un ottimo lavorio diplomatico, e l’ha completato con l’occupazione della Valtellina, dove il “Sacro macello” dei protestanti ad opera dei ribelli cattolici ha dato ai soldati spagnoli il vantaggio strategico di poter transitare liberamente da Milano verso la Germania.
Insomma per il “re d’inverno” non c’è scampo.
Ma il fatto è che con la sconfitta di Federico V la crisi non è chiusa e il senso del conflitto non si è palesato. Si mostra ora quanto siano stati meschini e di vista corta i principi tedeschi: la Germania è trascinata nel vortice di una guerra dai molteplici moventi e soprattutto dominata da forze (la Spagna imperiale, l’internazionale religiosa cattolica con il suo braccio “militare”, la Compagnia di Gesù, la lega cattolica tedesca) che trascendono nettamente la flebile tendenza unitaria di una “nazione tedesca”, e che l’imperatore, lungi dal controllare, è costretto a subire.
La guerra allora, dopo aver devastato la Boemia, investe il Palatinato, spazzando via ogni resistenza della Riforma.
Riporto a questo punto le parole di Spini :

La guerra rivoluzionaria dei calvinisti boemi e tedeschi, sostenuta dalla solidarietà ideologica dei loro correligionari d’ogni parte d’Europa, s’è spezzata contro lo sbarramento della Controriforma, sostenuta dalla complicità aperta o palese del protestantesimo conservatore. Lo spirito “repubblicano”, antigerarchico, egualitario della Riforma latina, col suo governo di assemblea e col suo attivismo economico, è stato ricacciato ai margini della nazione tedesca e reso impotente a gettarvi dentro fermenti altrettanto vitali di quelli lasciati in seno all’Inghilterra, all’Olanda, alla Svizzera. Questo immenso cimitero di rivoluzioni fallite e di réfoulements politici, che è la storia germanica, si arricchisce di un’altra tomba, scaglionata lungo quel sentiero che da Frankenhausen arriva sino a Francoforte del 1848 ed a Weimar del 1919. Il dramma angoscioso di questa storia si ripete: l’idea non riesce a trovare modo di sfuggire alla forza della spada: l’armigero resta il solo vero padrone della storia tedesca, beffandosi dei profeti disarmati e delle loro illusioni.

Giorgio Spini, Storia dell’età moderna, Torino, Einaudi, 1965, vol. II (1598-1661), pag. 550.

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