Vendola il clericale

Settimana, quella passata, all’insegna del clericalismo. Un’autentica corsa al martirio, nel senso di testimonianza, ovviamente. Prima il cattolico capo della sinistra ecologica e libertaria (!), dall’oratoria neodannunziana, estetizzante e irrazionale quanto basta  a consigliare di girare al largo: Nichi Vendola, dico. Poi il suo rivale pugliese, dai toni apparentemente raziocinanti, sul quale vedi il post precedente. Entrambi precipiti nel rendere coram populo la loro doverosa confessio fidei,  magari pure tridentina. Mi soffermo brevemente su Vendola, anche perché, essendo stato oggetto delle farneticanti dichiarazioni del suo (apparente) antagonista Buttiglione, potrebbe erroneamente passare per quello che non è, per un laico. Si potrebbe infatti pensare: Buttiglione è un’incarnazione del clericalismo in politica, Vendola è contro Buttiglione, ergo Vendola è contro il clericalismo, è per la laicità.

Eh no, bisogna vedere: due soggetti possono essere in conflitto o perché puntano a obiettivi diversi, o perché puntano a conquistare il medesimo obiettivo, sono concorrenti. Ora,  ci sono motivi che fanno pensare che quella tra Vendola e Buttiglione sia una lotta del secondo tipo, non solo perché, come è ovvio, i due, in quanto uomini politici, aspirano legittimamente a conquistare consenso. Ma perché puntano allo stesso tipo di consenso, a quello richiesto, e accordato, per obiettivi affini. Provo a esporre tali motivi.

Le affermazioni di Buttiglione sono di solito inaccettabili per un laico e per chi condivida principi di convivenza civile ispirati al rispetto dell’altro; lo sono in particolare quelle, dal tenore pesantemente omofobico, espresse di recente (http://archiviostorico.corriere.it/2010/ottobre/26/Essere_gay_sbagliato_Polemica_Buttiglione_co_8_101026014.shtml) all’indirizzo di Vendola. Hanno tuttavia il pregio della chiarezza, e non nascondono quali siano gli effetti del dogmatismo e del clericalismo. Trovo invece molto deludente, e molto più insidioso per chi ha a cuore la laicità, il discorso di chiusura di Vendola al congresso di SEL, laddove stigmatizza le “pulsioni dell’anticlericalismo”, sostenendo addirittura l’esistenza di una certa qual profonda consonanza, in nome della battaglia contro il “liberismo”, tra il cattolicesimo e l’antropologia di sinistra (una sintesi qui: http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_24/vendola-sel-sinistra_d1fa03c8-df6a-11df-ae0f-00144f02aabc.shtml).

Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio, è il caso di dire! Ma cos’è, abbiamo qui una riviviscenza, sotto spoglie parzialmente mutate, del cattocomunismo? Una nuova Santa Alleanza contro l’individualismo? Putroppo a questo punto dovremo aspettarci da Vendola le trite tirate sulla “persona umana” che dovrebbe essere anteposta all’abietto individuo, o i peana sui diritti della Comunità sul Singolo.

Il linguaggio, si sa, è rivelatore. E quello che mostra è più di quello che dice. Un’espressione come “pulsioni dell’anticlericalismo”, con il suo intento denigratorio, da un lato dice una falsità: l’anticlericalismo (non considerando gli imbecilli, che non sanno quel che dicono) non è una “pulsione”, ma una scelta consapevole razionalmente argomentata. Dall’altro mostra l’impostazione mentale di Vendola, radicata in lui sino a diventare seconda natura: un’impostazione che si esprime nell’attitudine propriamente cristiano-cattolica alla repressione, subita e quindi interiorizzata e infine proiettata all’esterno, contro gli individui, contro quelli che “se la godono”. La repressione ha per oggetto il corpo con le sue “pulsioni”, che diventano segno di infamia, sicchè quando si vuole anatemizzare qualcosa lo si inserisce, come ha fatto per l’appunto Vendola, nella categoria delle temibili pulsioni.

Salvo poi dover registrare che, al solito, cacciate dalla finestra le pulsioni rientrano dalla porta: ed ecco la retorica di cui sopra, carica di emotività, a coprire la carenza di argomentazioni logiche sotto un tumido verboso e sputacchiante concionare.

Paradossale, si dirà, rinvenire questa mentalità in Vendola, che ha reso pubblica la sua condizione di omosessuale rivendicando la sua libertà di essere sé stesso. Certamente. Ma tant’è.

Diciamolo chiaramente a Vendola (e anche a D’Alema, ai cavalieri della distinzione tra laicismo e laicità, agli amanti dei crocefissi nei luoghi pubblici o delle radici cristiane etc. etc.) : VIVA L’ANTICLERICALISMO!

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