Chi ragiona e chi raglia. Due interventi sulla vicenda Mirafiori

Accade sotto lo stesso tetto. Quello di Micromega online.

Chi ragiona è Ulrich Beck, http://temi.repubblica.it/micromega-online/ulrich-beck-cosi-fiat-taglia-i-diritti-e-riduce-produttivita-e-democrazia/. Un’intervista che mi pare sia risultata un po’ (ma solo un po’…) frustrante per l’intervistatore, che dà l’impressione di voler far dire qualcosa di più “impegnativo” al suo intervistato. Ma questi non si schiera contro il profilarsi di nuove barbarie. Analizza il comportamento del management Fiat, lo confronta con la vicenda della Volkswagen, lo inquadra in un contesto “epocale”. E lascia capire cosa non va negli accordi come quelli di Mirafiori. Profila soggetti e modelli: gli individui (“Credo ancora che gli individui, ad esempio i consumatori con una coscienza politica, siano un gigante dormiente”), la dimensione transnazionale e la UE (“La democraticità del capitale non si gioca più all’interno di una nazione. Questa domanda dovrebbe girarla all’Unione Europea”). Non nega ottusamente (sarebbe nella migliore delle ipotesi un caso di wishful thinking) il nesso tra competitività e “riduzione dei diritti”, ma lo critica se affermato in blocco, senza fare le dovute distinzioni (“Pensando invece ai lavori a più alta qualificazione, quelli su cui possiamo ancora essere competitivi, più si tagliano i diritti più si riduce l’identificazione del dipendente con l’azienda”, sottolineatura mia). Beck, infine, nota che “Ciò che manca in questo dibattito è una sinistra non nostalgica del vecchio welfare state nazionale ma aperta a diventare la controparte dell’attuale capitale transnazionale”. Prendiamo nota di un altro elemento: necessità di modificare (non distruggere) il welfare.

Chi raglia è Paolo Farinella, http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-dovere-di-resistere-al-marchionnismo-fascista-e-illiberale/. Da costui apprendiamo che: “Senza lavoro non c’è vita e bisognerebbe imporre con la forza il lavoro a chi è senza, come richiedono la nutrizione e l’idratazione «forzate» per chi è in coma”. O anche dell’esistenza di un “marchionnismo fascista e illiberale”. Un contributo illuminante, insomma.

Il ragionatore e l’asino, presi insieme, danno però qualcosa che non è la mera somma algebrica dei rispettivi apporti. Presi assieme restituiscono l’immagine di un’Italia povera di pensiero, provinciale, incapace anche solo di fare uno sforzo di elaborazione di categorie di analisi criticamente riformulate e aggiornate, berlusconisticamente antiberlusconiana nel prediligere la pancia all’intelletto. A fronte di un intellettuale che nomina gli individui, i consumatori, la UE, la dimensione transnazionale, la riforma del welfare, c’è un prete che vuol battersi per “il” lavoro, la dignità spirituale, persino per la pace di Dio. Vuoi vedere che una buona componente della sinistra italiana soffre di mal di retorica, di piagnonismo e di una certa dose di paternalismo?

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2 risposte a Chi ragiona e chi raglia. Due interventi sulla vicenda Mirafiori

  1. umbr0 ha detto:

    Caro Augusto der Starke,

    condivido il Vostro pensiero, ma non la conclusione!

    Con un po’ di “esoterismo” alla maniera umbra, devo in prima battuta rivelarvi “comunione di gonzalo-sensi”, avendo proprio stamane udito alla radio lettura dei quotidiani con riferimento a Beck, di cui mi proponevo di cercare notizia perchè stimolato da suo “ragionato” confronto Fiat-Volkswagen e da sua riflessione su nuove prospettive del sindacato (trans-nazionale).

    Devo però in seconda battuta dissentire dal Vostro conseguente accostamento dell’interprete italiota del marchionnismo con l’asino, per la grande devozione da me nutrita (non nitrita) nei confronti di tale bestia… pertanto io definirei altrimenti il suddetto interprete: uno stronzo.

    Vi abbraccio

    Vincenzo

    • Esimio Umbro, vogliate accettare le mie più sincere scuse per l’offesa arrecata a quel nobile quadrupe, vaso di Vostra pregiata stima.
      A mia parziale giustificazione, allego il sonetto che mi ispirò il parallelo del Farinella con l’Asino.
      Autore ne è il Grande Arrostito, quel Filippo Bruno, alias Giordano Bruno, da Nola, i cui versi leggonsi sul limine della Cabala del cavallo pegaseo:

      SONETTO IN LODE DE L’ASINO.

      O sant’asinità, sant’ignoranza,
      Santa stolticia e pia divozione,
      Qual sola puoi far l’anime sì buone,
      Ch’uman ingegno e studio non l’avanza;
      Non gionge faticosa vigilanza
      D’arte qualunque sia, o ‘nvenzione,
      Né de sofossi contemplazione
      Al ciel dove t’edifichi la stanza.
      Che vi val, curiosi, il studiare,
      Voler saper quel che fa la natura,
      Se gli astri son pur terra, fuoco e mare?
      La santa asinità di ciò non cura;
      Ma con man gionte e ‘n ginocchion vuol stare,
      Aspettando da Dio la sua ventura.
      Nessuna cosa dura,
      Eccetto il frutto de l’eterna requie,
      La qual ne done Dio dopo l’essequie.

      Vi ringrazio e riverisco

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