Canis homini deus

È vero che il cane, che, per la sua vigilanza, per la sua devozione e la sua fedeltà viene invocato dal parso nelle sue preghiere come un ente benefico e quindi divino, è una creatura naturale, che non è ciò che è da sé e mediante sé stesso; ma è pur vero che è soltanto il cane, questo ente, e non altro,  a possedere quelle venerabili proprietà. E io devo, per queste proprietà, volgere lo sguardo alle cause prime e universali, e voltar le spalle al cane?

Ludwig Feuerbach, Essenza della religione, §7

Le cause prime e universali, indifferenti rispetto ai loro effetti, sono da questi distinte non nel loro esser questa o quella cosa, ma semplicemente in quanto potere di decretare o emanare o produrre. Configurano la topologia che precede ogni incipit, che apre e norma il gioco di ogni differenza. Sono il nudo potere che conta in quanto accende la passione del sacro, di quel che è intoccabile perché a sua volta non toccante (in ogni senso: come si fa ad amare l’in-differente?). Alla determinazione ontologica della causa, e a fortiori della causa prima, non appartiene l’effetto che produce, il dono; ma il fatto di produrre un effetto, ossia il potere di produrre, di donare. Chi venera le cause prime venera il potere in quanto tale; e il dono, questa cosa donata, possiede ai suoi occhi la determinazione solo formale di valere non in quanto questa cosa, ma in quanto cosa donata (è una merce che vale per la marca, il sigillo del suo artefice).

Una forma alternativa di questa venerazione del potere, più mediata e sofistica (più femminile, direbbe Nietzsche) è quella che si indirizza alla completa estrinsecazione della causalità prima: non a questa cosa ma alla cosa totale, al mondo. Oggetto intenzionale del culto è qui la natura naturata o, forse meglio, la “facies totius Universi, quae quamvis infinitis modis variet, manet tamen semper eadem” (Spinoza, Lettera LXIV a Schuller).

Tirando le somme, la celebrazione delle cause prime, lo sguardo che passa sopra il cane (o i fiumi, o la luna), l’onto-teo-logia sono incentrati sul poter-tutto (l’onni-potenza) oppure sulla somma del potere, sulla pura potentia o sulla summa potestas. In nessuno dei due casi la causa è un ek-sistente, una differenza, un torsione topologica nel o del piano dell’immanenza, ma un ens imaginationis collocato al di sopra di tale piano, separato (trascendente), sacro: la causa prima.

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