«Poème» di E. Chausson

Si tratta di una famosa composizione di Ernest Chausson per violino e orchestra, Poème (op. 25). Se diamo retta ad Alberto Basso, (Storia della musica dalle origini al XIX secolo, pagg. 1167-8), è da annoverare “(…) fra le più notevoli opere strumentali francesi del periodo. Malgrado i suoi accenti appassionati e la veste strumentale virtuosistica, l’opera mira a una progressiva elevazione spirituale e alla conquista di atmosfere contemplative e dolcemente malinconiche”.
Chausson ha scritto questo brano tra l’aprile e il giugno del 1896; la prima esecuzione si è tenuta a Nancy, il 27 dicembre 1896,  solista Ysaÿe, al quale era stato dedicato (il grande violinista è stato il dedicatario di un’altra celebre opera, la sonata per violino e pianoforte di C. Franck, maestro di Chausson).
Jacques Chailley (Tourguéniev et le Poème de Chausson. In: Revue des études slaves, Tome 50, fascicule 1, 1977. pp. 87-90), cita Debussy, che scriveva a proposito di un’esecuzione del 1913:

Rien n’est plus touchant de douceur rêveuse que la fin de ce Poème, où la musique, laissant de côté toute description, toute anecdote, devient le sentiment même qui inspira l’émotion.

Secondo Chailley il passo esprimerebbe la moda diffusasi verso la metà del XX secolo (denigrazione delle opere descrittive ed esaltazione della “musica pura”). L’autorità di Debussy avrebbe elevato Poème a campione della seconda vittorioso sull’altra, la musica “compromessa”. In realtà la valutazione che Debussy dava del brano di Chausson sarebbe diversa se non opposta. Egli avrebbe infatti messo in risalto come “musica pura” la parte finale del brano, sicché nella sua quasi totalità questo sarebbe piuttosto di natura descrittiva.

Sempre dall’articolo di Chailley si apprende che Jean  Gallois, biografo di Chausson, nel 1967 ha scoperto la “fonte” di Poème: infatti il manoscritto della trascrizione per violino e pianoforte ha un sottotitolo, Le Chant de l’Amour Triomphant, che era il titolo di una novella di Turgenev pubblicata nel 1881.

Riporto un passo del racconto di Turgenev (Ivan S. Turgenev, Primo amore. Il canto dell’amore trionfante. A cura di E. Bazzarelli, Milano, Rizzoli, 2004, pag. 125):

(…) Muzio ordinò al malese di portargli il suo violino indiano. Era simile ai nostri, solo che invece di quattro corde, ne aveva tre; sulla sua parte superiore era tesa una pelle di serpente azzurrastra, il sottile archetto di canna aveva la forma di un semicerchio, e sulla sua punta brillava un puntuto diamante.
Muzio suonò dapprima alcuni canti malinconici, canti popolari, a suo dire, strani e persino selvaggi per un orecchio italiano; il suono delle corde metalliche era lamentoso e debole. Ma quando Muzio cominciò l’ultimo canto, questo stesso suono si rafforzò all’improvviso, tremolò sonoro e forte; una melodia appassionata fluì sotto l’archetto ampiamente mosso, fluì in belle curvature, come quelle del serpente che ricopriva con la sua pelle la parte superiore del violino; e con un tale ardore, una tale gioia trionfante risplendeva e ardeva questa melodia, che Fabio e Valeria provarono una stretta di cuore, e le lacrime spuntarono dai loro occhi… ma Muzio, con la testa china, appoggiata al violino, con le guance impallidite, con le sopracciglie che formavano un’unica linea, sembrava ancora più concentrato e solenne, e il diamante dell’archetto gettava durante i movimenti, delle scintille e dei raggi, come se si fosse esso stesso incendiato al fuoco di quella divina canzone. Quando poi Muzio finì, e stringeva ancora fortemente lo strumento tra il mento e la spalla, lasciò cadere la mano che reggeva l’archetto. “Che cos’è questo? Che cosa hai suonato?” esclamò Fabio. Valeria non pronunciò una parola, ma pareva che con tutto il suo essere ripetesse le parole del marito. Muzio pose il violino sul tavolo, e scuotendo lievemente i capelli, disse con un gentile sorriso: “Questo? Questa melodia, questo canto io l’ho sentito una volta nell’isola di Ceylon. Questo canto ha fama, tra la gente, di essere il canto dell’amore felice, soddisfatto”.

Mi vengono in mente alcune ipotesi di lettura del brano:
1.  pezzo descrittivo (poema sinfonico);
2. pezzo ispirato da un episodio del racconto di Turgenev (Muzio che suona il violino indiano) e dalla sua centralità;
3. ispirazione che prende l’avvio dall’atmosfera del racconto di Turgenev (esotica in molti modi);
4. pezzo “metamusicale”: musica sulla musica – con la mediazione della letteratura. L’analisi dovrebbe in tal caso concentrarsi su certi aspetti/ingredienti della novella (elementi simbolici, rinvii filosofici a Schopenhauer/Nietzsche). Inoltre potrebbe essere rilevante, sempre in chiave di “musica sulla musica”, il protagonismo del violino in quanto strumento (una musica con violino solista che dice del violino). Tale possibilità trova riscontro nella novella, dove è messo in risalto lo strumento suonato da Muzio, una sorta di violino indiano.

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Una risposta a «Poème» di E. Chausson

  1. Anonimo ha detto:

    Bellissimo il brano musicale ! Interessanti i collegamenti con la letteratura. Si imparano sempre molte cose frequentandoti, Gonzalo…
    Giancarlo

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