Croce: introductio in philosophiam

Trovo francamente inutili e noiose le polemiche contro – e le correlative apologie di – Benedetto Croce in ordine al suo aver o non avere ostacolato la diffusione del “pensiero scientifico” in Italia. Una variante di questo genere di paradiscussioni è la critica, sempre rivolta al solito Croce, di “storicismo”, dove la parola è intesa nel senso generico, per non dire corrivo, di predilezione di un approccio “esterno” alla filosofia a scapito dell’impegno teorico nel filosofare. Un tipico atteggiamento, parrebbe di capire, da clima epigonale caratterizzato dalla rinuncia, per incapacità e mancanza di creatività, alla indagine razionale intorno a questioni concettuali sostanziali. Ovviamente nel contesto di tali chiacchiere da bar Croce è semplicemente nominato senza sapere di chi e di che si parli (N.B.: non sto sostenendo la necessità di studiare le opere di Croce; è legittimo non aver letto e continuare a non voler leggere nemmeno una riga del filosofo abruzzese. Logica vuole, però, che ci si astenga dal parlarne a vanvera). Sicché si prosegue querimoniando che tale “storicismo” avrebbe contribuito in modo decisivo alla deleteria sostituzione, nella pratica dell’insegnamento della filosofia o nella pratica della filosofia tout court, dell’approfondimento dei problemi e dell’esercizio del rigore logico-argomentativo con il racconto estrinseco e inintelligente, nonché manualisticamente canonizzato, delle teorie dei vari pensatori.

Eppure anche le poche righe che riporto qui sotto collocano Croce infinitamente al di sopra dello stato miserevole in cui versa, prima e più ancora che la realtà (programmi, lezioni, etc.) dell’insegnamento della filosofia oggi in Italia, il modo stesso di percepirla e di interpretarla da parte di insegnanti, amministratori, politici, e opinione pubblica.

Per mio conto, come ho altra volta raccontato, ai giovani i quali mi domandavano donde dovessero cominciare nei loro studi filosofici e quali libri a loro convenisse di leggere, ho sempre risposto con l’interrogarli in cambio di che cosa particolarmente si interessassero, in che cosa provassero stimoli di dubbio e brama di chiarezza (la poesia, la pittura, la musica? o la politica? o la religione e la morale? o, magari, la passione di amore?), e a consigliarli in conformità, suggerendo i libri adatti. La filosofia (soggiungevo) è la Tebe dalle cento porte, e per qualsiasi porta si riesca ad entrarvi, si è in Tebe e si può, a poco a poco, percorrerla e conoscerla tutta. Platone, Vico, Kant o Hegel e tutti gli altri filosofi saranno letti e compresi quando di essi si proverà il bisogno e con essi sarà dato dialogare. Infliggerli prima vale tormentare vanamente i principianti e venir meno alla riverenza che si deve a quei grandi.
B. Croce in: «Quaderni della “Critica”, marzo 1945, n. 1.

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