Ida Magli, o della nazionalità ontologica

Un articolo demenziale, sconnesso. È persino difficile isolarne con precisione la o le tesi, tanto è squinternato. Quel che si capisce bene è che l’autrice, nota accademica (!), non vuole lo ius soli, o meglio, non vuole che si riconoscano cittadini italiani individui nati in Italia.

Qualche pulsione innominabile mi ha suggerito di riportarlo per intero, solo inframmettendo qualche commento. Non so se riuscirò nell’impresa.

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Ecco l’attacco dell’articolo:

Siamo costretti a constatare, come purtroppo è già avvenuto molte volte in passato, che siamo governati da persone la cui ignoranza è pari soltanto al disprezzo che nutrono nei confronti dell’Italia e degli italiani.

L’incipit ci pone in trepidante attesa di sapere in cosa consiste l’ignoranza, proclamata pari al “disprezzo” verso gli “italiani”. Ma fermiamo un momento la giostra, e chiediamoci: questi indegni governanti in che modo o meglio, in che misura, disprezzerebbero “gli italiani”? Li disprezzano tutti? Ma proprio tutti tutti? Anche i loro babbi, le loro figlie, i loro coniugi? Anche sé stessi? Sospetto che la colta e rispettosa Ida Magli intenda qualcosa come “l’essere italiani”. Deve aver studiato di fresco qualche dialogo di quelli tosti di Platone, lei che è così colta e (vedremo) “occidentale”. Sicché i governanti disprezzeranno qualcosa come l'”italianità”.

Ma torniamo all’ignoranza: che ignoranza? Prima di scoprirlo dobbiamo attraversare una sequenza di incalzanti domande in stile “principe del foro”:

Si sono mai chiesti i nostri politici come mai adoperano i termini latini per affermare lo ius soli? Perché non lo traducono in italiano quando parlano di questo argomento?

Parrebbe un’ignoranza dovuta ad assenza di domande riflessive. Questi dispregiatori dell’Italianità non si chiedono perché usino un’espressione latina. [Nota a latere: il lettore prenda cortesemente nota del disprezzo per la lingua italiana non proclamato ma proprio consumato in atto in testi come quello ora citato. Fossi l’Università “La Sapienza” di Roma intenterei alla “prof.ssa” Magli una causa in sede civile, per risarcimento danni.]

No, non ha molto senso.

Ci sono, come non averci pensato prima! La signora (pardon: professoressa!) Magli è raffinata e colta, non è come quegli ignorantoni dello ius soli. Sembrano domande, quelle; in realtà sono affermazioni, sono domande retoriche! Ma certo, ora torna: i nostri politici – questo l’appunto – non si sono posti quelle domande fondamentali. E non l’hanno fatto perché non sanno come mai il principio secondo il quale la cittadinanza di un paese è attribuito a chi nasce sul territorio di quel paese (ammazza quante parole!) si esprime più comodamente con due parole di complessive sette (7) lettere: ius soli.

Mo’ ce lo spiega lei. Come faremmo senza cotanto faro e guida, noi meschini abitanti della modernità decaduta?

I tempi dello ius soli erano quelli in cui nessuno si avventurava fuori dal proprio paese. L’arrivo di uno straniero era perciò un avvenimento talmente raro ed eccezionale da essere considerato un fatto «magico», una sorte felicissima, portatrice di ogni bene per il «terreno» (il suolo) su cui lo straniero era approdato. Si trattava perciò sempre di un singolo individuo, mai di un gruppo.

Quali erano poi questi “tempi” non è ben chiaro. Forse quelli che da bambini noi  chiamavamo, con espressione di rara erudizione e precisione scientifica, i tempi degli “Antichi Romani”. Sarà così. D’altra parte il vero Accademico, la vera Donna di Cultura, accenna ma non dice; sottintende. Saranno i tempi degli “Antichi Romani”, altrimenti dove sarebbe la spiegazione del ricorso alla lingua latina, spiegazione di cui colpevolmente sono all’oscuro quegli ignorantoni dei nostri politici?

Ma. C’è un “ma”. Continuiamo la proficua lettura:

L’esempio più famoso di questa eccezionalità magica portatrice di bene è l’approdo sulle spiagge d’Egitto del canestro con dentro il neonato Mosè il quale divenne consigliere del Faraone in base al presupposto che una dote di straordinario sapere si accompagnasse alla sua straordinaria fortuna. Anche per Ulisse si verificò qualcosa del genere quando, apparso naufrago e nudo a Nausicaa e alle sue compagne, fu subito circondato dalla loro ammirata curiosità e fu condotto dal Re nella certezza che le sue felici virtù sarebbero state utili nel governo del regno. Insomma, era l’assoluta eccezionalità di una fortuna magico-divina a dare valore al «suolo» sul quale lo straniero era comparso.

Ohibò. Che c’entra ora l’Egitto dei Faraoni? E Mosè? E Ulisse? Vuoi vedere che Alcinoo, “illustre tra tutte le genti”, parlava latino? E gli Egizi? Quelli, evidentemente, ossequiavano l’italianità, anzi, la “romanità”, già dai tempi di Mosè. Appena si trovarono quel po’ po’ di Dono, ossèssi dallo Spirito Santo, cominciarono a parlare una strana lingua straniera proclamando ius soli! ius soli!“.

Ma il contributo imprescindibile della nostra Donna di Cultura non si ferma a queste perle di sublime, quanto arcana, erudizione. Con naturalezza l’incedere del ragionar magliano (o magliesco?) piega dal divertissement retorico-culturale alla profondeur filosofica.  Con tanto di premesse e conclusioni, di solide argomentazioni, insomma. E come no?

Mai in nessun tempo, in nessun luogo, l’essere umano è stato considerato un «nulla», una tabula rasa alla quale è il suolo sul quale si trova casualmente a nascere ad assegnare nome e identità.

E, secondo Ida Magli, questo è quello che affermano i sostenitori dello ius soli. Il nerbo della frase sta in quel “casualmente”. Ci sarebbe chi nasce “casualmente” a Petralia Soprana e chi, invece, ci nasce… necessariamente? Essenzialmente? Per esempio: Berlusconi è nato “essenzialmente” a Milano (credo); la figlia dell’immigrato marocchino che lavora in Italia da dieci anni no. È nata a Milano, sì, ma per caso. Katà symbebekòs, o, meglio, apò týches o apò tautomàtu. Ma forse l’illustre cattedratica ha riferimenti teoretici più recenti: la nascita della ragazza sarà una fluttuazione quantistica. “Essenzialmente”, kath’autò, è nata ovviamente in Marocco.

Come spiegare questa differenza? Perché lo spermatozoo e l’ovocita che si incontrano per iniziare la vita di x sono essenzialmente legati a un luogo, e quelli relativi a y ad un altro? Ida Magli tace su questo punto. Possiamo solo azzardare ipotesi interpretative. Scartiamo la storia. Non ha senso infatti sostenere che l’essere l’embrione x “essenzialmente” milanese a differenza dell’embrione y dipenda dal fatto storico che a formare x siano cellule di italiani e a formare y cellule di marocchini. Ciò condurrebbe a ripetere la domanda sulla “essenziale” marocchinità o milanesità (italianità) dei genitori di y e x e, come tutti capiscono, si aprirebbe un regresso all’infinito. Non rimane che un’ipotesi: l’embrione x è italiano (e y marocchino) non a causa della “storia” ma della “natura”: esistono cellule italiane e marocchine diverse biologicamente. Ognuno etichetti questa ipotesi con l’-ismo che ritiene più pertinente.

L’articolo che con tanto frutto stiamo esaminando ha anche altre virtù. Ha grande potenza esplicativa. La teoria che abbozza è in grado di mettere in ordine tante cose (sovviene il vecchio Eraclito: “distinguendo secondo la sua natura ogni cosa e mostrando come è”). Per esempio sa spiegare perché a sostenere lo ius soli sarebbero soprattutto le donne:

Non è un caso, però, se sono soprattutto le donne che proclamano l’irrilevanza della storia nel momento in cui dichiarano: «Chi nasce in Italia è italiano». Nessuna legge è più certa di quella che è racchiusa nel detto: «I simili con i simili». Le donne fino ad oggi (senza discutere qui quali ne possano essere stati i motivi) hanno contribuito molto poco alla scienza, all’arte, al diritto, alla filosofia, al sapere, alla politica, ossia a ciò che caratterizza la storia della nazione, della civiltà italiana. Sono abbastanza simili, perciò, a coloro che, casualmente o meno, oggi giungono in Italia e cercano di appropriarsene malgrado non abbiano fatto nulla per costruirla. Il passato per costoro non esiste così come – per quanto possa apparire incredibile – non esiste per molti dei nostri governanti.

Siamo al delirio. Non si sa da dove cominciare: quale fallacia è illustrata al meglio da questo passo? Me lo chiedo, perché non c’è dubbio: lo utilizzerò a scuola nello spazio che dedico (con qualche illusione di troppo, forse) allo studio dell’argomentazione. Certo suggerisce immagini comiche: che so, due fotografie appaiate che ritraggano l’una Rita Levi Montalcini e l’altra il senatore Calderoli. E si noti l’inciso:” Nessuna legge è più certa di quella [ma quale, dio bòno?!] che è racchiusa nel detto: «I simili con i simili»”.

Ma che faccio, proseguo? Mi concedo un taglio, giusto poche righe. Forza:

Contrariamente a quello di cui siamo sempre stati e che George Gadamer ha affermato con limpida sicurezza quando ha scritto nel suo saggio sull’ Occidente: «È qui e soltanto qui che è avvenuta la più importante delle rivoluzioni, l’apparizione di una presa di coscienza storica, la consapevolezza della storia come coestensiva alla vita».

Di nuovo la lingua italiana che soffre. Anzi, la sintassi. Ma il povero Gadamer che c’entra? Non che sia stato quel gran pensatore che si è creduto, qualche anno fa, fosse. Ma, a parte danni indiretti di cui non lo si può rendere responsabile, e che, temo, la stessa facoltà di filosofia de “La Sapienza” di Roma abbia avuto in sorte, era un affabilissimo e colto signore, autore di testi non ignobili. Non meritava di finire in una tale pattumiera. La professoressa Magli a tal punto non lo capisce che, a ben guardare, la maldestra citazione che ne fa gioca contro le sue stesse confuse affermazioni.

Sono esausto, per fortuna mi mancano solo pochi passaggi:

È molto significativo, però, il fatto che il governo Letta, nato come il governo Monti per mettersi al servizio dell’Ue, sia formato da molti ministri propensi al disprezzo dell’italianità.

Come preannunciato, è arrivato il “caciocavallo appeso”, la parodia dell’universale platonico, l'”italianità”! Presentat-arm!

Ammiriamo ora come con pochi sapienti e perentori accordi è evocato il Nichilismo, il Deserto battuto dal vento sradicante dell’Omologazione. La profondeur!

L’Ue è il tramite a quell’omologazione dei popoli che è indispensabile a un governo mondiale. Per ottenere una massa di individui tutti uguali bisogna eliminare le differenze dei popoli d’Europa; annullare la ricchezza delle loro lingue, della loro letteratura, della loro arte, della loro musica, del loro patrimonio storico di nazione.

Ce l’ho fatta; non l’avrei detto. Chiudiamo con gli ipsissima verba della Conservatrice delle Nostre Sorti. Fàmose du risate, se ci riesce, ché è proprio vero che le repliche della Storia, delle tragedie storiche, sono farse:

Fino a quando infatti sarà impossibile anche al più ignorante dei governanti confondere l’italianità della musica di Verdi con la tedeschità della musica di Wagner, nessuno potrà negare l’esistenza del carattere dei popoli europei, la loro meravigliosa peculiarità e riconoscere anche il profondo, quasi del tutto inesplicabile mistero di questa civiltà pluriforme che si esprime e si rivela attraverso la grandezza dei suoi numerosissimi geni che hanno «tradotto» e traducono nell’assoluto dell’arte la storia del gruppo.

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