Per lo studio della storia degli ultimi decenni

Dopo aver ricordato la caduta, a seguito dello scandalo P2, del governo Forlani (siamo nel maggio del 1981; una sintesi della vicenda qui), Silvio Lanaro scrive:

Sembra si sia giunti alle porte di una crisi di regime. Autosegregatisi i comunisti, moralmente annichilita la DC come partito-stato, ancora allo stadio dei vagiti il polo laico-socialista, il sistema dei partiti barcolla paurosamente, senza che s’intravedano nuovi orizzonti perché una trentennale invasione delle istituzioni pubbliche e private ha dato vita a una società civile che senza i partiti non è nemmeno in grado di respirare.
Con un colpo d’ala, invece, Pertini riesce a evitare il disastro. Affida la formazione del governo al repubblicano Giovanni Spadolini – eminente studioso di storia, ed ex-direttore del «Resto del Carlino» e del «Corriere della Sera» – che attraverso l’innesto dei liberali sul tronco del vecchio centro-sinistra riesce a mimetizzare l’accordo tra le forze politiche nelle pieghe di un impegnativo patto sociale per il rientro dall’inflazione e il risanamento dell’economia: dal 28 giugno 1981 al 13 novembre 1982, infatti, le principali energie dell’esecutivo vengono dedicate alla mediazione tra Confindustria e sindacati per il contenimento del costo del lavoro. Sull’onda della congiuntura internazionale favorevole si registra presto una discreta ripresa, ma le trattative fra le parti sociali ristagnano e all’interno del pentapartito si acuiscono i dissensi fra i ministri, alcuni dei quali insistono perché si approfitti della situazione adottando una politica espansiva (Rino Formica) mentre altri non intendono allentare le briglie del rigore fino a quando non si sia completato il riaggiustamento valutario e non si siano eliminati i differenziali negativi – in termini di produttività e di efficienza globale – con gli altri paesi membri della CEE (Beniamino Andreatta). Così, anche il primo Presidente del consiglio laico della storia repubblicana deve alla fine rimettere il suo mandato.

Silvio Lanaro, Storia dell’Italia repubblicana, Venezia, Marsilio, 1992, pag. 472.

Sarebbe il caso di riandare con la memoria ai decenni di storia repubblicana che precedono quelli della “seconda repubblica” o, più esattamente, il trattato di Maastricht e l’adozione dell’euro. In Italia il dibattito – se si vuol usare questa parola logora e insieme troppo nobilitante per denotare il confronto sulla politica economica e finanziaria come si svolge in questo paese – sull’opzione neoliberismo/neokeynesismo, deflazione/inflazione, rigore di bilancio/deficit spending, euro sì/euro no e via dicotomizzando e semplificando, è condotto in modo insieme ideologico e rozzo. Si discute, o conciona, sull’argomento con singolare, ma ben comprensibile se si guarda alle caratteristiche dei soggetti in campo e ai loro interessi, accantonamento della storia e delle peculiarità dell’Italia: i discorsi e le tesi sono slogan demagogici, e di fatto poco rileva se costruiti ad arte o se sposati con autentico slancio. Mi riferisco sia alla genericità e allo schematismo “da bar della domenica” (e non importa allora quale corno delle apparenti disgiunzioni sia di volta in volta scelto) sia, e soprattutto, ai propugnatori di “soluzioni” drastiche e salvifiche: uscita dall’euro, sconfessione del debito pubblico, “sovranità monetaria”: idee che sono altrettante incarnazioni, a voler essere generosi, di wishful thinking.

Lanaro, che scriveva la sua sintesi sulla storia dell’Italia repubblicana nel 1992, coglie l’importanza dello snodo del 1981 e dello scontro tra fautori del rigore e propugnatori della spesa; ma se avesse approfondito ulteriormente questo punto sarebbe stato dotato di capacità profetiche. In effetti non ricorda – non è una critica né un appunto, in un’opera di sintesi non si può pretendere di ritrovare approfondimenti su ogni punto – che Beniamino Andreatta qualche mese prima della caduta del governo Forlani, in qualità di ministro del tesoro (funzione che manterrà nel successivo governo Spadolini), avviò uno scambio epistolare con l’allora direttore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, nel quale chiedeva un parere circa l’opportunità di svincolare la banca centrale dal Ministero del Tesoro ricevendone una risposta sostanzialmente affermativa. Né ricorda come il divorzio tra chi crea moneta (Banca d’Italia) e chi la spende (il governo) si sarebbe realizzato effettivamente. Rimando a questo efficace scritto di Mario Draghi per una sintesi di questo snodo della storia d’Italia e per un’elucidazione del suo significato nel quadro dell’unificazione monetaria europea.

Mi sono reso conto, riesaminando questo passaggio della storia d’Italia, che il momento “tecnico”, relativo alla politica monetaria e alle scelte normative connesse, si comprende se immerso nel più generale milieu politico: socialisti vs. democristiani, i laici, le formule di governo connesse al quadro internazionale etc. etc. E, soprattutto, mi pare di toccare con mano come poco “attrezzati” per comprendere le motivazioni e i riflessi di chi oggi propugna posizioni variamente demagogiche e irrazionali in materia di politica monetaria, finanziaria fiscale etc. siano gli studenti di vent’anni, ignari delle vicende degli ultimi decenni.

La necessità di uno studio attento della storia dell’Italia repubblicana non è quindi solo di natura intellettuale o “scientifica”. Si configura invece come un bisogno della cittadinanza che, per essere in condizione di contribuire in modo effettivo al discorso e alle scelte pubbliche, non può ignorare la genesi storica delle condizioni economiche e sociali, degli istituzioni finanziarie, del funzionamento o delle disfunzioni degli apparati statali e comunitari. La mancanza di cognizioni storiche in questo campo spiega la presa, soprattutto sugli individui più giovani che non hanno vissuto le vicende degli anni ’70-’80-’90, di autentiche mitologie circa l’origine e la natura del Debito Pubblico, la Banca Centrale Europea, e favorisce il successo di scemenze e deliqui su signoraggio bancario, complotti dei temibili Bilderberg e Commissione Trilaterale e, perché no, degli alieni in combutta coi governi (o *il* Governo) del mondo.

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