Viaggiare a piedi (Rousseau, Emilio, libro V)

Dal famigerato quinto libro dell’Emilio:

Je ne conçois qu’une manière de voyager plus agréable que d’aller à cheval ; c’est d’aller à pied. On part à son moment, on s’arrête à sa volonté, on fait tant et si peu d’exercice qu’on veut. On observe tout le pays ; on se détourne à droite, à gauche ; on examine tout ce qui nous flatte ; on s’arrête à tous les points de vue. Aperçois-je une rivière, je la côtoie ; un bois touffu, je vais sous son ombre ; une grotte, je la visite ; une carrière, j’examine les minéraux. Partout où je me plais, j’y reste. À l’instant que je m’ennuie, je m’en vais. Je ne dépends ni des chevaux ni du postillon. Je n’ai pas besoin de choisir des chemins tout faits, des routes commodes ; je passe partout où un homme peut passer ; je vois tout ce qu’un homme peut voir ; et, ne dépendant que de moi-même, je jouis de toute la liberté dont un homme peut jouir.(…) Quand on ne veut qu’arriver, on peut courir en chaise de poste ; mais quand on veut voyager, il faut aller à pied. Conosco un solo modo di viaggiare più piacevole di andare a cavallo: andare a piedi. Si parte a proprio genio e ci si ferma a piacimento, facendo quel tanto, o poco, esercizio che si vuole. Si osserva tutta la regione; si gira a destra e a sinistra; si esamina tutto quel che attrae; ci si ferma ad ogni belvedere. Vedo un corso d’acqua e lo costeggio; un bosco frondoso e mi inoltro nella sua ombra; una grotta, e la visito; una cava e ne esamino i minerali. Se un luogo mi piace, mi fermo. Appena mi annoio, me ne vado. Non dipendo né dai cavalli né dal vetturino. Non ho bisogno di scegliere vie già battute, o strade comode; passo per ogni luogo ove un essere umano possa passare; vedo quanto un uomo possa vedere; e, dipendendo solo da me stesso, godo di tutta la libertà di cui può godere un uomo.(…) Quando non si desidera che arrivare, si può correre alla stazione di posta; ma quando si vuole viaggiare, bisogna andare a piedi.

Viaggiare non è partire da un punto x per raggiungere un punto y. È errare, stazionare, assaggiare, ascoltare etc. etc. Ed è non fare nessuna delle cose precedenti. Insomma, è fare quel che si vuole, quindi anche non fare e non vedere. A piedi: si dice anche “andare con le proprie gambe”, una fissazione di Rousseau. È misurare e misurarsi, cioè misurare avendo o costruendo sé come metro campione: le proprie forze  e le proprie strategie, il proprio sé-lione e il proprio sé-golpe. E avendo la natura come specchio.

Erramento per erramento si può finire nel cazzeggiamento, un po’ Messkirch un po’ Stuttgart (ma che noia però!): l’esperienza che è un viaggiare, Er-fahrung, e che inizia col mettere avanti (Vor-rede) con maschio introibo (Ein-leitung) il balletto del misurare di un misurante che si com-misura all’oggetto misurato; il quale ultimo, per ciò stesso, prendendo come molleggiato felino dalla differenza con il misurante l’energia per il balzo, s’aggrandisce a oggetto s-misurato e, ancora per ciò stesso, rincùla accasandosi a momento della Misura assoluta che risolve in sé misurante e misurato.

E nonostante il libro quinto e quanto di sciocco vi si trova, nonostante la molesta coorte di cazzeggiamenti o di trombonèmi che la memoria o l’immaginativa porgono al lettore, tengono il campo la scrittura di Rousseau e la dolorosa illusione di quel “ne dépendant que de moi-même, je jouis de toute la liberté dont un homme peut jouir”.

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