Wittgenstein e Descartes

wittgenstein_ultimo

Le ultime righe scritte da Wittgenstein. Era il 27 aprile 1951; due giorni dopo morì.

La riproduzione di parte dell’appunto manoscritto si trova in Ludwig Wittgenstein. Ein biographisches Album, hrsg. v. Michael Nedo. Beck, München, 2012, pag. 417. Nella pagina a fronte dello stesso volume (pag. 416) il testo, che qui sotto riporto e traduco:

Wenn Einer glaubt, vor wenigen Tagen von Amerika nach England geflogen zu sein, so glaube ich, daß er sich darin nicht irren kann.
Ebenso, wenn Einer sagt, er sitze jetzt am Tisch und schreibe.
„Aber wenn ich mich auch in solchen Fällen nicht irren kann, – ist es nicht möglich, daß ich in der Narkose bin?“ Wenn ich es bin und wenn
die Narkose mir das Bewußtsein raubt, dann rede und denke ich jetzt nicht wirklich. Ich kann nicht im Ernst annehmen ich träume jetzt. Wer träumend sagt „Ich träume“, auch wenn er dabei hörbar redete, hat so wenig recht, wie wenn er im Traum sagt „Es regnet“, während es tatsächlich regnet. Auch wenn sein
Traum wirklich mit dem Geräusch des Regens zusammenhängt.

Se uno crede che qualche giorno prima ha volato dall’America all’Inghilterra, allora credo che non possa sbagliarsi.

Allo stesso modo, se uno dice di essere seduto al tavolo e di star scrivendo.

“Ma, anche se non posso sbagliarmi in casi del genere, – non è possibile che sia in uno stato di narcosi?” Se lo fossi e se la narcosi mi togliesse la coscienza, allora in questo momento non starei effettivamente parlando e pensando. Non posso seriamente assumere di sognare in questo momento. Chi mentre sogna dicesse “sto sognando”, anche se parlasse in modo udibile, sarebbe tanto poco nel giusto quanto lo sarebbe se nel sogno dicesse “piove” mentre piove effettivamente. Persino nel caso che il suo sogno fosse connesso al rumore della pioggia”.

Il dubbio cartesiano impostato come problema semantico. Qui però “semantico” indica al tempo stesso una questione linguistica e una questione ontologica. Sinn und Bedeutung, per appuntarsi con due parole l’intera costellazione di problemi.

Che Wittgenstein entrasse in totale e irreversibile narcosi poco dopo aver appuntato questi suoi pensieri – i quali appaiono, di conseguenza, da lui pensati sedendo sulla soglia del suo mondo – è, tipicamente, circostanza rilevante solo per le corrugate concioni degli oratori da café philo, e ancor più, per la immaginazione, a dire il vero tutt’altro che fluida e originale, dei loro uditorii.

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