L’Intellettuale Critico

In passato mi è successo di leggere cose condivisibili di Maffettone. Ma questo articolo non ho capito cosa voglia, al di là di un “signora mia, quanta burocrazia all’università”. L’università non è (più?) un luogo di ricerca e di pensiero? Non ho difficoltà a crederlo, anzi, per quanto riguarda l’area genericamente detta “umanistica” penso di saperlo. Ma per favore, non perché gli “intellettuali critici” siano ostacolati! Gli ostacoli ci saranno pure, ma ostacolano ben poco (ben pochi, a essere più precisi), temo.

Soprattutto mi infastidisce la tiretera, menata insopportabilmente per le lunghe, sul “pensiero critico” . Come se “prima” (ma perché ‘sta fissa di fare i laudatores temporis acti?) avessimo le facoltà piene di profondi filosofi e studiosi infaticabili. Io ricordo (metà degli anni ’80 – primi anni ’90) una imbarazzante galleria di individui che *si atteggiavano* a intellettuali “critici” e non facevano una mazza dalla mattina alla sera, indisturbati giudici di sé medesimi e maître à penser da bar di facoltà. Ora l’Anvur sarà una ridicola e orribile sigla che fa le valutazioni a capocchia e che vessa i poveri professori subissandoli di scartoffie e, peggio ancora, costringendoli alla reciproca compagnia; ma il sospetto che la jacquerie antivalutazione serpeggi tra “ricercatori” e “professori” tanto “critici” e “sofferti” da non aver prodotto per anni nulla di significativo, viene. Capperi, se viene.

Ah, dimenticavo. L’uso di un’espressione come “sistema educazionale” merita una sanzione, civile e direi anche penale, caro Maffettone.

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