Quando uno ne val (almeno) dodici

Un anedotto da nulla.
Poco più di una settimana fa, a Roma. Mi viene in mente di fare un salto all’Àncora, una libreria su via della Conciliazione, a pochi metri dal porticato di piazza San Pietro.
Il reparto con i libri di filosofia è piuttosto ampio, anche un po’ meno di come lo ricordavo: scherzi della memoria, forse. Anche se ci sono stato di recente, per me quel luogo è “fermo” all’impressione che mi fece le prime volte che ci capitai: erano i primi anni dell’università, e le librerie di una certa dimensione, pur non suscitando in me il sentimento del sublime matematico, mi colpivano più di quanto non facciano ormai da tempo.
Ma ad attirarmi non è solo questa caratteristica di tipo quantitativo,: è piuttosto la diversità dell’offerta di questa libreria. Come è facile immaginare, vi si trovano anche libri che negli scaffali delle altre, “laiche”, non ci sono. Ovviamente ci sono testi religiosi o che alla religione in molti modi fanno capo; ma non è a questi che mi riferisco, bensì al tipo di libri che si trovano proprio nel reparto di filosofia. Gli autori e gli editori sono legati agli atenei pontifici e, in genere, a circoli di ispirazione cattolica. I temi, i titoli stessi, sono peculiari. Per dire, spiccano trattati di ontologia tomista o di ispirazione tomista, ordinatamente (pedantescamente) paragrafati, dal linguaggio apprettato e vagamente officiante. E altri di gnoseologia, etica, storia della filosofia. Talvolta minacciosamente voluminosi; poi, a sfogliarli e a leggerli, in molti casi deludenti per essere insipidi e banali come catechismi da mandare a memoria.

E tuttavia una non del tutto sana curiosità, o forse un qualche afflato ottimistico, mi spinge a recarmi – un anno sì e uno no –  in partibus (in)fidelium a rovistare in quella cianfrusaglia.

L’altro giorno ero dunque lì, nella libreria Àncora, davanti ai libri di filosofia. In queste cose sono ordinato, quasi metodico. Comincio dal primo scaffale, a sinistra, in alto, e procedo con moto bustrofedico a esaminare i titoli. Si comincia con l’opera omnia, in traduzione italiana, di Romano Guardini. E poi il resto.

E mi coglie un pensiero, assieme a una parola: “cattolico”. In fondo, mi dico, lo scaffale di filosofia che sto esaminando sembra attestare che i cattolici (sostantivo) sono proprio cattolici (aggettivo: “universali”). Sì, ci sono, numerose, le opere di Romano Guardini e Jacques Maritain. Ubiquo, il tomismo in pillole. La teologia. Ma ci sono anche tutti i classici della filosofia, e poi anche cose (libri e autori) poco o per nulla cattolici. Possibile, invece, che altre “chiese”, laiche e non, siano più esclusive, meno “cattoliche”, appunto.

Arrivo a Spinoza. Chissà quale “inclusione” ecumenica, quanti libri, scritti da e su, il filosofo Altro, l’Avversario. Stavo cercando una copia del Trattato teologico-politico, volevo confrontare l’edizione Droetto-Giancotti Boscherini con altre, perché quella che ho io è in un volume che comprende anche l’Etica, è priva di apparato filologico etc.

Niente da fare. In tutto il reparto solo un testo di Spinoza! Un’Etica, per giunta l’edizione apparsa nell’orrenda (sotto tutti gli aspetti) collana di classici della filosofia Bompiani, quella diretta dal Beato Giovanni (Reale) e che già fu Rusconi, brutta quanto poche, per giunta funestata da pletoriche quanto noiose e inutili introduzioni (diconsi, nel gergo del Beato, “saggi introduttivi”). Insomma l’ortodossia non si smentisce, il grande Scomunicato di Amsterdam rimane il filosofo maledetto.

Punto lo sguardo pochi centimetri più in alto: una dopo l’altra, con le solite copertine in stile fustino di detersivo, le imprescindibili opere di Severino: non tutte, ma ben 12 (dodici) volumi. Vale dodici volte più di Spinoza, il neoparmenideo dallo stile oracolare (mi fermo qui, la tentazione parodistica mi stava facendo cadere nel vieto e logoro “x de noantri”).

Eppure non era un nemico di Santa Romana Chiesa anche Severino? Il teoreta spretato? All’indice con tanto di processo inquisitoriale?

Ma poi ratto il pensier mi soccorre: se è dodici volte più importante per la libreria del Vaticano, è perché è dodici volte meno pericoloso.

Anzi non lo è per nulla.

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