Chi pensa travagliescamente?

Wer denkt abstrakt? Chi pensa astrattamente?
È la domanda che apre un appunto scritto da Hegel nel 1807. (Una traduzione italiana con qualche taglio qui).

L’ignorante, l’incolto. Chi non sa pensare e propriamente non pensa – rispondeva Hegel. Costui “pensa astrattamente”.

Ritengo che il tipo dell’incolto  sia oggi istanziato alla perfezione da Marco Travaglio.
Non ho intenzione, e non solo perché non ne ho banalmente voglia, di esibire le ragioni di questa affermazione.
Mi limito a un paio di osservazioni che penso diano un contributo alla comprensione della reale natura e consistenza intellettuale, morale e politica di questo personaggio, che gode di popolarità, e forse di stima, a mio avviso soprendenti quanto immotivate (soprattutto la stima).

Il “giustiziere” che persegue malversazioni, corruzioni, crimini di ogni sorta invocando sostanzialmente la galera per tutti i delinquenti, non capisce o non gli interessa capire che ad essere corruttrice, corrotta e criminale (illegale) in Italia è proprio la galera. Travaglio astrae da ciò, non gliene frega niente.
Questa astrazione-distrazione non è un atto isolato, né un atteggiamento privo di significato. Né chi fa notare questa tendenza può essere messo a tacere gracchiando l’accusa, in altri casi giusta e pertinente, di “benaltrismo”. Infatti il medesimo giornalista-opinionista-salottista-giustiziere opina, parla, scrive e agisce costantemente in linea con l’idea che la giustizia consista puramente ed esclusivamente nella punizione dei reati, sicché l’ottusa tendenza ad astrarre sopra rilevata lo porta a farsi in certo senso fautore della proliferazione dei crimini. Si rifletta: quanti più reati esistono, altrettante correlative punizioni devono esistere; e, se la giustizia è punizione dei reati, segue che quanto più numerosi sono i reati, tanto più grande è il quantum di giustizia che può – deo gratias! – affermarsi. Ecco perché la sua, di Travaglio, giustizia non è propriamente lotta all’illegalità, ma lotta agli atti illegali, che dunque “devono” perennemente riprodursi e risorgere se si vuole che la giustizia “trionfi”. Vivano allora per il Nostro le leggi e le situazioni (come quelle delle italiche galere) criminogene, in modo che possano poi esserci i criminali la cui esistenza è, a sua volta, condizione necessaria perché ci siano i repressori dei criminali (polizia giudiziaria e pubblici ministeri) e i punitori (giudici). E affinché ci siano, accidenti degli accidenti, i professionisti dell’informazione giudiziaria, una sottospecie dei quali è il tipo del cavaliere senza macchia e senza paura che raccoglie, archivia e cuce, in modo non sempre (anzi quasi mai) vicino alla realtà storica, le notizie di cronaca giudiziaria.

Individuo di questa sottospecie di quella specie che affetta, come accidente, la criminogenesi del legalismo è, insomma e infine, Marco Travaglio.

Che ora subisce un giusto quanto modesto contrappasso alla sua esecrabile passione per i giochi di parole e lo storpiamento dei nomi altrui: chi oggi non pensa, ossia pensa astrattamente, è chi pensa travagliescamente.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Filosofia, Politica/Società e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...