Le solite, insopportabili vacuità sulla scuola

Non ne posso più. Davvero. Ecco qui l’ennesimo intervento vacuo, saccente, non solo inutile ma dannoso, sulla scuola. Privo di nessi con la realtà. Ma di che diamine parla costui?
Lo scrivo subito, a scanso di equivoci: quel che ho letto delle proposte di Renzi o di tale Reggi mi fa ribrezzo. Ma l’analisi (si fa per dire) e la critica pretenziosa e retorica di questo signor Aragno altrettanto. Il combinato disposto delle une e dell’altra è poi addirittura DISPERANTE.
Non bastano un’espressione sarcastica (“battere la grancassa”) e un virgolettato come “corporativismo dei docenti conservatori” per sbarazzarsi della realtà.
Che non è quella del corporativismo dei docenti conservatori, è più meschina e peggiore: è data (sintetizzo, per evitare predicozzi savonaroliani) dall’abbarbicamento a tristi e infime rendituzze di posizione di molti (troppi?) docenti (e non docenti). Docenti (e non docenti) che poi in molti casi (troppi?) non sono appropriatamente definibili “conservatori” (parola troppo nobile), ma ignoranti inetti e spesso poco seri. Il signor Aragno, invece di pontificare in qualità di “studioso dell’antifascismo”, si faccia un giro che so, per collegi docenti o consigli di classe o, se proprio vuol provare il brivido dell’orrido, per commissioni di esame di maturità, e si renda conto. Altro che scuola pubblica à la Calamandrei. Altro che idealità politico-morali à la Giacomo Ulivi. Quella della scuola “pubblica” è una realtà che è impossibile distruggere perché… è abbondantemente già distrutta, sia come sostantivo che come aggettivo. È inesistente (salvo che nominalmente: nomina nuda tenemus). Se poi si vuol avviare un esame storico di come si sia pervenuti allo stato attuale, è un altro paio di maniche. Responsabilità politiche, ovviamente, a iosa. Ma il risultato è quello che è: la diagnosi ha da essere impietosa, rigorosa. Elevare peana all'”idea” della scuola pubblica è vacuo e la vacuità è dannosa.
Gli “interventi” del genere di questo del signor Aragno, il cui numero è legione e la cadenza periodica, sono essi stessi parte del “problema” scuola; inoltre tradiscono, con la loro superficialità ed evidente mancanza di cognizioni di prima mano, l’universale disprezzo di cui è fatta segno la scuola. Vale insomma per l’argomento “scuola” quello che Hegel scriveva a proposito della filosofia nella per certi versi famigerata Prefazione ai suoi Lineamenti di filosofia del diritto:

La peggiore delle forme di disprezzo è questa che (…), ciascuno, com’egli sta in piedi e cammina, è convinto d’esser in condizione di intendersi e di sentenziare di filosofia in genere. A nessun’altra arte o scienza vien mostrato questo estremo disprezzo, di credersi che la si possieda senza la fatica di studiarla.

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12 risposte a Le solite, insopportabili vacuità sulla scuola

  1. Anna Falcone ha detto:

    Mi spiace molto che non ne possa più. Davvero. Le suggerisco un rimedio: non lo legga questo signor Aragno, “studioso dell’antifascismo”, con o senza le virgolette. Si eviterà di fargli una gratuita pubblicità con i suoi commenti, non inviterà a un “giro per collegi docenti e consigli di classe” uno che di giri di questo genere ne ha fatti per quarant’anni e non correrà il rischio di citare filosofi a sproposito. Lei può avere tutte le ragioni del mondo, ma non ne dirà mai una veramente giusta, finché non capirà che si può anche pensarla in modo diametralmente opposto, senza diventare per questo isterici, biliosi e gratuitamente offensivi.

    • La ringrazio sentitamente dei suoi invero non richiesti consigli. Ovviamente io non ho insultato nessuno; contrariamente a quello che lei ha fatto nei miei riguardi, non ho nemmeno aggettivato la persona di Aragano, che non conosco, avendo riferito le mie critiche e aggettivazioni a quanto egli ha scritto. Ma chiudo su insulti e consimili ciacolii: non ho problemi a riconoscerle in questo campo un’innegabile superiorità e cedo le armi. Un paio di cose tuttavia sono notevoli nel suo commento. L’invito a non leggere in futuro gli interventi del signor Aragno in primo luogo: un riflesso che tradisce in lei un fastidio, un’allergia per il dissenso che non mi appartiene. Ebbene sì, leggo anche le cose che mi dispiacciono o che esprimono posizioni opposte alle mie, pratica che evidentemente le risulta incomprensibile. Se mi lasciassi andare a una ritorsione – ma non intendo in alcun modo farlo – e aderire alla sua stessa mentalità, dovrei invitare il signor Aragno o lei a non scrivere.
      Le virgolette: come le usa lei? A me non piace usarle in modo ironico, cerco di impiegarle per citare alla lettera un’espressione. Ebbene “studioso dell’antifascismo” si trova in calce all’articolo di Aragno. Invece ecco la seconda cosa interessante, se non rivelatrice, che lei scrive: l’autore dell’articolo sarebbe stato insegnante a lungo. E allora perché non dichiararlo, dal momento che si fa menzione di sue attività presenti e passate? E proprio quando si scrive di scuola e la notizia che l’autore a lungo (quarant’anni) è stato insegnante qualche pertinenza ce l’avrebbe. Ma no, si preferisce mostrare altro. Mah.
      In ogni caso ribadisco tutto il contenuto del mio breve intervento, che lei non mostra di aver compreso in alcun modo, citazione filosofica inclusa, pertinente quanto mai.

  2. Champ ha detto:

    Bella critica, con la quale sostanzialmente concordo. Una curiosità. Cosa le fa – addirittura – ribrezzo delle proposte (ma sarebbe meglio dire accenni) di reggi?

    • In breve: gli “accenni” di Reggi palesano una sostanziale ignoranza di cosa sia la scuola, di come funzioni, di quali siano i suoi problemi strutturale, sostanziali. E vanno nella direzione contraria a quella che ritengo, da insegnante della scuola pubblica, sia da prendere.
      Per quanto su sponde apparentemente opposte, Reggi e gli interventi retorici e più o meno corporativi (sì, corporativi) come quello di Aragno, convergono in questa mancata presa d’atto della realtà.
      Per tornare a Reggi e alle sue proposte (o accenni): ma come si può pensare che chi fa male per 18 ore poi faccia bene per 36? Se raddoppia il suo tempo di lavoro (ammesso abbia senso questa espressione) a raddoppiare sarà solo il danno che produce.
      Ma provo a essere un po’ più analitico e cito brani dell’articolo apparso su Repubblica il 2 luglio a firma Corrado Zunino: sono tutte cose che, se non “ribrezzo” (chiedo venia per l’espressione un po’ forte, ma davvero, come scrivo all’inizio del mio post, non ce la faccio più), mi sembrano totalmente sbagliate. Una precisazione: io non mi scandalizzo “sindacalmente” per le ipotetiche 36 ore di lavoro. Ma per come si dovrebbero impiegare, a stare ai summenzionati accenni. Con supplenze: è folle. Le 18 ore settimanali di lezione sono più che sufficienti! Ma poi come lavoro materialmente a scuola 18 ore in più? Non ci sono spazi tranquilli, niente biblioteca, computer pochi e malfunzionanti. Comunque, ecco i punti inaccettabili:
      “(…) scatti d’anzianità invariati e premi stipendiali fino al 30 per cento per i docenti impegnati in ruoli organizzativi (vicepresidi, docenti senior)”:
      siamo alle solite. Vicepresidi e simili sono spesso (mi si permetta la semplificazione, ma è vero) quelli che non sanno insegnare o che meno ne hanno voglia.

      “Una novità importante è quello sulle supplenze brevi. Oggi ci si affida a chiamate esterne, costose per i bilanci del Miur”.
      Ecco qui: quando dicevo che si parla di scuola senza sapere di cosa si stia parlando. Mai visto chiamate per supplenze brevi. Purtroppo (e dico purtroppo) ci si arrangia in qualche modo con i docenti dell’istituto. Il problema è, semmai, la “malattia facile” o altri tipi di assenza a dir poco evitabili (perpetrari dai “ruoli organizzativi”, quelli che si vogliono premiare).

      “Matteo Renzi scommette su un clima diverso e sul patto della qualità: più ore, più impegno, più soldi”: sbagliato.
      Non perché non si debba lavorare più ore, ma perché – mi ripeto – se a lavorare più ore è sempre lo stesso personale, con le stesse competenze e cultura, e con le stesse modalità, il risultato è certamente un aumento: del danno.

      “Si chiede alle singole scuole di restare aperte oltre le 16,30 arrivando, gradualmente, all’orario 7-22”: ma perché? Io penso si debba invece dimunuire il tempo scuola. Strana convergenza tra Renzi e i sostenitori di tempi pieni e prolungati a tutta birra. Se la scuola è un luogo di formazione e cultura e non un parcheggio, deve aumentare – e di molto – la qualità delle sue attività, e non la quantità.

      “(…) solo gli abilitati potranno accedere ai concorsi”. Troppo poco su un problema davvero strutturale: quello del reclutamento. Troppo poco, qui bisognerebbe essere chiari: a fare gli insegnanti devono andare quelli davvero bravi. Insomma: concorsi selettivi ogni anno, come in Francia. Vincitori siano poi solo i primi n, se n sono i posti in palio.

      • Champ ha detto:

        Lei però mi sta commentando un articolo di zunino non le dichiarazioni di reggi…

      • Certo: come ho scritto all’inizio del post, mi riferisco a “quel che ho letto delle proposte di Renzi o di tale Reggi”. Il mio intervento aveva ad oggetto (in modo piuttosto critico) l’articolo di Aragno, e mi pareva importante precisare che non intendevo appoggiare le idee emerse dall’articolo di Zunino. D’altra parte idee come quella espressa da Reggi allo stesso Zunino (alla lettera: “Le scuole devono diventare il centro civico delle città, a giugno e a luglio i genitori non sanno dove mandare i loro figli. Scuole aperte 11 mesi su 12”) sono per me veramente pessime: sembra un progetto di formale trasformazione della scuola in oratorio. In ogni caso non ho alcuna preclusione nei confronti del Sottosegretario, né posizioni preconcette contro il governo Renzi: se davvero i resoconti come quello al quale mi sono affidato sono totalmente fasulli e si avviasse una riforma della scuola basata sulla realtà di quest’ultima, sui suoi problemi, sulla conoscenza effettiva, dettagliata e concreta degli stessi, non potrò che gioire.

  3. Marisa Mango ha detto:

    L’articolo di cui lei si occupa con toni inaccettabili e critiche fuorvianti, del tutto prive di fondamento, è uscito sul prestigioso sito di “Libertà e Giustizia”, associazione presieduta da Gustavo Zagebresky e ha trovato finora 1.600 condivisioni. Per quel che mi riguarda, si tratta di una riflessione colta, politicamente attuale e pertinente, utile e decisamente interessante. Vacuo, saccente e inutile, per usare parole che lei non ritiene offensive, mi è sembrato invece questo suo commento.

    • E in effetti non mi offendo, essendo la sua una legittima opinione. Espressa ricorrendo al principio di autorità (Gustavo Zagrebelsky!) e invocando, con quale stringenza logica ognun s’avvede, il consenso (1.600 condivisioni!) come fondamento della sua sottile e invincibile argomentazione.

  4. Marisa Mango ha detto:

    Il mio giudizio sull’articolo e sul suo commento non c’entra nulla con Zagebresky, con le condivisioni e col principio di autorità. Le condivisioni e il sito su cui esce un articolo sono semplicemente fatti. E i fatti contano. Le persone che condividono – sarà pure gente che dovrebbe fare un giro per collegi, come lei suggerisce improvvidamente ad Aragno – diventano 1600 no al suo modo di leggere l’articolo. In quanto alla mia opinione personale, che le ribadisco, nasce dalla lettura e dalla valutazione critica dell’articolo; si tratta di una riflessione che ritengo colta, attuale, pertinente politicamente, densa di argomenti fondati, strutturata in un ragionamento che pone un problema serio e reale, qual è quello della legittimità democratica del governo e delle radici della scuola della repubblica. Di tutto questo, nel suo commento, non si trova traccia. Lei proverà pure ribrezzo per le proposte di Renzi e Reggi, ma contumelie e giudizi pesantissimi li riserva alla realtà della scuola e all’abbarbicamento a tristi e infime rendituzze di posizione dei docenti e non docenti, che, a suo modo di vedere, non sono appropriatamente definibili “conservatori”, ma ignoranti inetti e spesso poco seri. Questa è la realtà della scuola, vista dal suo punto di vista. Una realtà che è impossibile distruggere perché, lei afferma, è abbondantemente già distrutta e addirittura non esiste. Perché se ne occpupi, a questo punto, e cosa c’entri tutto questo con l’articolo è un mistero incomprensibile per me, per Zagebresky e “Libertà e Giustizia”, che hanno deciso di pubblicarlo e per i tanti che hanno trovato giusto condividerlo e farlo circolare. In quanto a me, son venuta a cercare sul suo sito le ragioni delle sue critiche, ma ci ho trovato solo chiacchiere. Di qui il mio giudizio: ciò che lei scrive è vacuo, saccente e inutile. Lei non si offende – almeno così dichiara – ma io la sto offendendo. Le sto dicendo che vale per lei quello che, senza alcun valido motivo, ha ingiustamente e pesantemente scritto per un altro: gli “interventi” come il suo, signor Di Benedetto, tradiscono, con la loro superficialità ed evidente mancanza di cognizioni di prima mano, l’universale disprezzo di cui è fatta segno la scuola. Per fortuna, e glielo dico con piena e fondata convinzione, senza scomodare Hegel e la filosofia, lei rappresenta solo il suo volto peggiore.

    • Guardi, le dò una notizia: lei non *può* offendermi, nel senso che non ne ha proprio la potenza. Tuttavia capirà persino lei che, per rispetto dei miei ben meno che 1.600 lettori e, perché no, di me medesimo, non posso consentire di scrivere sul *mio* blog a chi dichiara espressamente di farlo con intenti offensivi, nei confronti miei come di chiunque altro. Sicché si ritenga cortesemente, ma fermamente, messa alla porta.

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