La scuola non funziona? Apriamola tutto il giorno tutto l’anno per tutti!

Vediamo: facciamo finta che io possegga un ristorante. È aperto solo a pranzo: la sua clientela è gente che lavora. Il problema è che ne ho affidato la gestione a un direttore disonesto e incapace. Un po’ perché ruba un po’ perché non sa fare il suo lavoro, acquista derrate scadenti e avariate. Non solo, a trasformarle in piatti da ammannire ai malcapitati clienti è un cricca di cucinieri coordinati da un cuoco pessimo. I camerieri sono sciatti: le unghie nere e la barba non fatta; gli arredi in condizioni precarie: tavoli traballanti e sedie periclitanti. Piatti, posate e bicchieri sono in tono.

Ci siete?

Ecco, immaginate ora che, giustamente, mi venga in mente di cambiare le cose. Voglio che il ristorante offra una buona cucina, un servizio impeccabile e un ambiente magari non di lusso, ma gradevole. No, non ho intenzione di cambiare direttore e personale. A dire il vero nemmeno di migliorarne le capacità, e men che meno di controllare che tutti, dal direttore a chi fa le pulizie, svolgano bene le loro mansioni. Che ne direste se avviassi,  a locale e personale invariati, un progetto che promuova la “cultura della convivialità”? Innanzitutto apertura a pranzo e a cena. Anzi, orari prolungati, perché non sarà più una semplice trattoria, ma sono previste attività diverse, ludiche, sociali e culturali. Come conferenze (tenute dal cuoco e dai cucinieri) sulla cultura del cibo, tanto per cominciare. Una saletta, quella con l’intonaco scrostato, potrebbe ospitare libri e pubblicazioni varie, ovviamente anche prodotti digitali. Poi proporrei di fare rete con gli altri soggetti che “fanno cultura” sul territorio. Per i soldi ci pensa la cooperazione dal basso condivisa e – diamine! – ci sarà un forum!

Vi chiedereste se ci sono o ci faccio. Sarò un rozzone privo di immaginazione, ma credo che avreste ragione.

Ma forse  per la scuola una cosa così funzionerebbe.
(Pss! Non dite che non sono le supplenze brevi o l’apertura prolungata delle scuole le cose di cui un governo debba occuparsi per cominciare ad affrontare seriamente la questione scuola: c’è già pronto l’-ismo per inchiodarvi: sareste i soliti dannosissimi benaltristi!)

N.B.

Nell’articolo linkato c’è un’affermazione che condivido al 100%: il Miur, si legge, “deve ovviamente vigilare sul fatto che siano rispettati standard qualitativi elevati per tutto ciò che viene offerto dalla scuola”. Ecco, se facesse questo sarebbe una rivoluzione. Ma la frase, messa lì come un inciso, con quell'”ovviamente” veramente tragicomico, purtroppo rischia di significare il contrario di quello che letteralmente significa.

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  1. Pingback: Franco Volpi sulla scuola | Augusto Di Benedetto

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