Matrimonio omosessuale e discriminazione

Su Spiked potete leggere la recensione (di Tom Slater) del libro di Julie Bindel, Straight Expectations: What Does it Mean to be Gay Today?.

Non ho letto il libro in questione: di seguito mi baso sulla recensione per evidenziare un ragionamento, scorretto a mio avviso, che spesso mi capita di sentire in ordine alla questione del matrimonio omosessuale.

The gay movement has become very traditional and cowardly: queste sono parole della stessa Julie Bindel, che lamenta una progressiva perdita di aggressività e radicalità nel movimento gay (altra citazione: The language became one of acceptance and tolerance rather than liberation and “fuck you”) e, come esempio della tendenza di gay e lesbiche a puntare alla tranquillità di una vita privata “normale”, indica la battaglia in favore del matrimonio omosessuale. Ecco il riassunto di Tom Slater:

Gay marriage doesn’t only spring from a desire to be ‘left alone’, she [i.e. Julie Bindel] says – it also speaks to a quest for validation from the state. ‘It’s the desire to be in a traditional couple that’s sanctioned by the state, rather than punished by the state’, she says. ‘I personally don’t want the state to interfere in my relationships at all.’

E qui non ci siamo per due motivi: il senso della rivendicazione del diritto a sposarsi da parte degli omosessuali è frainteso totalmente, e fa capolino un indigesto moralismo autoritario e pure sottilmente discriminatorio.
Quanto al primo punto: la richiesta di sposarsi sarebbe espressione di una voglia di “tranquillità borghese”, per dirla nei termini che si sarebbero usati qualche tempo fa. Gay e lesbiche avrebbero così deposto le armi e rinunciato alle lotte radicali, lasciando il terreno politico per accontentarsi di vivere al meglio la propria individuale, privata esistenza. Alla fine della recensione è riportata una frase di Bindel che (bontà sua) riconosce il diritto a questa scelta, ma rimarca la perdita di radicalità di cui sopra. Ma tutto questo discorso non coglie il nocciolo della questione, che è nella (lotta contro la) DISCRIMINAZIONE. Prima e a prescindere dai motivi che spingono qualcuno a voler contrarre matrimonio, c’è la questione della facoltà o meno di contrarlo. La lotta per il diritto di sposarsi NON coincide con, né implica peraltro, quella per realizzare il desiderio o la volontà di sposarsi. L’errore è proprio banale, logico-semantico. Io potrei battermi perché sia riconosciuto il diritto a praticare uno sport estremo senza volerlo a mia volta praticare. Inoltre, nel caso del matrimonio omosessuale, a essere rivendicato è più esattamente il diritto a non essere discriminati nel disporre di facoltà. Per fare il parallelo di prima, io mi impegnerei affinché il diritto di praticare uno sport estremo non sia ristretto a una determinata categoria di cittadini (per esempio: le persone con i capelli rossi) ma sia di tutti. Infatti, pur non desiderando (al momento) praticarlo, non solo mi vedrei sottratto il diritto astratto (ma non poi tanto astratto: potrei cambiare idea!) di praticarlo, ma mi sentirei trattato in modo ingiusto rispetto alle persone con i capelli rossi.
Poi c’è il moralismo autoritario: perché dovrebbe essere più “degno” chi si impegna nelle battaglie politiche rispetto a chi opta per un’esistenza privata? E, peggio ancora, perché gli omosessuali dovrebbero essere, in quanto omosessuali, “gravati” di una specie di “fardello dell’uomo bianco” e sentirsi votati alla rivoluzione e alla rinuncia della tranquillità “normale”? È lo stesso schema che si trova in certi discorsi sugli ebrei e su Israele: quello che nella tradizione reazionaria di destra (ma siamo proprio sicuri che vale solo per questa tradizione?) è rimprovero e marchio di abominio, cioè la “sradicatezza”, il cosmopolitismo, l’esser senzapatria, degli ebrei, a sinistra continua ad assolvere la sua funzione di nota caratteristica pur con segno opposto, sicché si rivolge agli ebrei l’ingiunzione a superare l’egoismo nazionale, a farsi testimoni (anche nel senso di martiri) di un’evoluzione verso superiori forme di civiltà politica. Ma questa richiesta, rivolta specificamente agli ebrei in quanto ebrei, di essere cosmopoliti, antinazionalisti, internazionalisti senza restrizioni, non è ancora una volta una forma di discriminazione?
Bindel afferma di non voler che lo stato interferisca nelle sue relazioni private (e il recensore pare consentire). In verità, se si vuol affrontare il tema del matrimonio come istituto giuridico in sé, la questione dei gay non c’entra nulla. E il parlare di “interferenza nelle proprie relazioni” è improprio e generico (ma ammetto che bisognerebbe conoscere il libro stesso, la recensione potrebbe qui essere troppo sbrigativa). Si dovrebbe più precisamente affrontare il discorso della legittimità, in uno stato di diritto di tipo liberaldemocratico, di un contratto (uso il termine non in senso tecnico; un negozio giuridico, in ogni caso) che assomiglia a una sorta di “schiavitù volontaria”. Il matrimonio, in sostanza, è un’autolimitazione della libertà personale ottenuta con il sistema che Odisseo adottò per poter ascoltare il canto delle sirene: l’eroe di Itaca si era fatto legare dai suoi marinai, come i coniugi danno allo Stato il compito di vincolarli al tetto coniugale. Io sono dell’opinione che tale contratto (o come lo si voglia chiamare) non dovrebbe essere riconosciuto come valido; oggi in Italia non solo, come tutti sanno, lo è, ma i contraenti dello stesso si vedono riconosciuti diritti e privilegi immotivati, tali da configurare lo Stato, in quanto caratterizzato da questa legislazione, come oppressivo e illiberale. Oppressivo e illiberale: è ovvio, infatti, che la libertà si può limitare non solo con le minacce, ma anche con i favori. Ecco perché mi pare che la posizione “radicale” corretta sarebbe quella di impegnarsi per l’eliminazione tout court dell’istituto matrimoniale. Sussistendo il quale, però, è inaccettabile la discriminazione che ne vede escluse le coppie non eterosessuali.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Politica/Società e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...