L’angusto Travaglio

Marco Travaglio appartiene a quella categoria di persone che “non si smentiscono mai”. Una caratteristica puramente formale, che, come ognun s’avvede, può accogliere determinazioni di ogni segno. Per semplificare: positive o negative. Nel caso del giornalista che-gioca-coi-cognomi e che affida metà del senso dei suoi pezzi alla mimica facciale e ai sorrisetti (che uno s’ha da figurare, quando colui non è in tv a darne pubblica lettura), tale coerenza consiste in una singolare forma di inscalfibile inintelligenza e piccolezza di sentire. Pollice verso, insomma.
Pochi giorni fa, sul Fatto Quotidiano, è uscito un suo articolo intitolato Quirinale: la scarica dei Venticinque. Ecco alcuni passaggi che scoppiano di tale inintelligenza (e che contengono pure affermazioni materialmente false):

Bonino Emma. Candidata al Quirinale dal 1976, è stata con B. e con l’Ulivo. Né cattolica né comunista, pacifista ma pro guerre, non è più in Parlamento: non può contare neppure sul suo voto.

Tre righe, due stronzate fattuali e un’attestazione “olistica” di ottusità.

Comincio dalle stronzate. Ecco la prima: “Candidata al Quirinale dal 1976”. Niente da aggiungere, è notizia falsa. La seconda è questa: “pacifista ma pro guerre”: Emma Bonino di sicuro non è mai stata, né mai si è dichiarata, “pacifista”. Quanto all’essere “pro guerre”, trattasi di espressione destituita di senso e insieme suggestiva, da manganellatore fascista.

L’ottusità che traspare come effetto d’insieme consiste nella pretesa di rappresentare l’operato di una personalità politica scegliendo gli aspetti o i fatti meno significativi della sua carriera: stronzate a parte, il lettore è informato, in modo necessariamente decontestualizzato, del fatto che Emma Bonino “è stata con B. e con l’Ulivo”, e che “non è più in Parlamento” – puntualizzazione, quest’ultima, messa lì solo per fare una battuta a dire il vero piuttosto modesta. Non si tratta di un’eccezione, è la regola: allo sguardo di Travaglio si offrono solo i dettagli del genere di quelli che poteva cogliere il cameriere di hegeliana memoria. Ora, se è vero che Emma Bonino non è né Napoleone né una nuova figura cosmico-storica, è altrettanto vero che il corrivo sarcasmo in stile provincial-italiota che le riserva Travaglio semplicemente manca il bersaglio. Un tipico, noioso, esponente del giornalismo politico italiano per il quale esistono solo patti della crostata o del Nazareno, Berlusconi e l’Ulivo, Renzi e Salvini etc. etc.: questo è Travaglio.

Finisco riportando, perché gustoso – e a suo modo rivelatore dei suoi “fondamentali”, anche culturali – quanto il Nostro dice a proposito di Sabino Cassese:

Ieri ha scritto sul Corriere che il nuovo presidente “tornerà al modello einaudiano”. Tradotto: se eleggete me non rompo i coglioni, dove mi mettete sto.

Insomma, processi all’intenzione a parte, per Travaglio Luigi Einaudi sarebbe evocabile come modello di presidente della repubblica che “dove lo si mette sta” e che “non rompe i coglioni”.

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