Ci mancherebbe solo la storia delle religioni!

Su Panorama è uscito un articolo intitolato A scuola un’ora di storia delle religioni obbligatorie. “Ma si insegni invece la storia delle religioni!” è in realtà è un riflesso che si attiva pressoché regolarmente in qualche testolina quando si discute dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. Dico “riflesso”, perché la proposta, del riflesso, ha l’immediatezza e la mancanza di pensiero intrinseci alla risposta non corticale.

Ma il termine “riflesso”, devo riconoscerlo, coglie solo un lato della cosa: mette in campo un’analogia che ha il torto di disconoscere, o di non porre nel giusto risalto, il fatto che l’idea di un insegnamento di storia delle religioni ha almeno due presupposti: uno riguarda la comprensione – inadeguata in questo caso – della realtà attuale della scuola, l’altro il suo (auspicato) assetto futuro. L’essere e il dover essere della scuola, per riassumere, in ordine al suo rapporto con la religione – la religione cattolica, le religioni, la religione in generale (la religiosità). Inoltre l’articolo va oltre l’idea di sostiture l’IRC con un insegnamento storico: vuole affiancare l’uno all’altro (al peggio non c’è limite, come si sa).

L’essere: chi poi dovrebbe insegnare storia delle religioni? Non certo chi è stato assunto nei ruoli dello Stato su indicazione della curia vescovile e con l’incarico di insegnare una materia sicuramente maldefinita e dallo statuto incerto, salvo il fatto – certo quanto due e due fanno quattro – che è confessionale. Ma delle due l’una: o si bandiscono concorsi riservati a chi è in possesso di precisi titoli accademici, e si mantengono due materie: storia delle religioni e “religione cattolica”. O si riciclano gli insegnanti di quest’ultima e li si transustanziano in storici delle religioni. La prima soluzione (che è poi quella di cui parla l’articolo, come s’è detto) è assurda, sia per i costi sia dal punto di vista curricolare. La seconda è un pateracchio all’italiana, che ha il torto, rispetto alla situazione attuale, di configurare una specie di truffa. Almeno ora la religione cattolica è una “materia” facoltativa e chiaramente confessionale, mentre se gli emissari dei vescovi si trasformassero in presunti storici delle religioni avremmo una situazione paragonabile a quella in cui funzionari di un determinato partito (che so, il Partito Democratico, o la Lega Nord) fossero scelti dai rispettivi segretari e assunti nella scuola pubblica per insegnare storia contemporanea.

Il dover essere: nella scuola esiste una materia che si chiama storia. Parte di un curriculum già molto carico di discipline, a fronte di una preparazione in uscita degli studenti superficiale e spesso molto insoddisfacente nei saperi fondamentali. Non si riesce proprio a comprendere la ragione di una particolare trattazione storica delle religioni, allora. Alla stessa stregua bisognerebbe istituire un insegnamento ad hoc di storia economica, di storia della scienza, di storia della tecnica. E la musica? Ecco, questa sì che è una carenza: non la “storia della musica” (che avrebbe comunque pari dignità di una “storia delle religioni”), ma proprio “musica” (sotto forma di una educazione musicale). Non mi pare insomma auspicabile usare le risorse pubbliche per un nuovo insegnamento che sarebbe pleonastico, renderebbe ancora più confusa e difficile la preparazione di base degli studenti secondari, e ostacolerebbe l’inserimento di materie nuove, delle quali è totalmente e colpevolmente carente la scuola italiana.

Il punto è che la proposta di introdurre un insegnamento di storia delle religioni  è pesantemente  ideologica, come si vede da affermazioni assai discutibili (e, per lo scrivente, false e infondate) come questa, di Francesca Campana Comparini, riportata nell’articolo:

«La storia delle religioni, non di una, ma di tutte le religioni, è la storia del mondo. È la sua filosofia. È la sua sociologia. È la sua economia.»

Su un punto sarei d’accordo con la signora Campana, anche se credo trattarsi di un accordo basato su un equivoco: laddove afferma che «Conoscere le religioni è il primo passo per combattere integralismo e fondamentalismo». Come dire che conoscere i virus è il modo più efficace per contrastarne la diffusione.

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