Il deprimente sciopero degli insegnanti, ovvero della dialettica al ribasso

La “riforma” della “buona scuola” non va. Di questo sono persuaso anch’io. E oggi gli insegnanti scioperano.

C’è secondo me qualcosa che è ancora peggiore di quella riforma: le motivazioni dei sindacati che l’avversano, i quali: – contro gli elementi sbagliati del ddl del governo (ruolo dei dirigenti, per es.), scioperano per e con motivi sbagliati; – contro gli aspetti positivi, scioperano per eliminarli o peggiorarli.

Insomma, la situazione è senza via di uscita: entrambe le parti hanno torto: è difficile non disperare delle sorti della scuola italiana quando chi propone cambiamenti li propone sbagliati, e chi si oppone agli stessi lo fa con argomenti e obiettivi anch’essi sbagliati. Finirà così: il governo modificherà in peggio il suo ddl, magari cancellando le uniche cose che andavano nella giusta direzione. Un caso di contraddizione dialettica che si risolve non in una Aufhebung ma in una Absteigung: una lotta al ribasso, insomma.

Quali sono gli elementi che vanno nella direzione giusta? Cito dal sito de La Stampa, dove si elencano tra le ragioni dello sciopero:

1)”Chi lavora per più di 36 mesi non avrà un nuovo contratto.”

Non si capisce perché questo non andrebbe bene. La motivazione riportata dal giornale è incomprensibile: tale disposizione sarebbe “l’opposto di quanto era stato stabilito dalla sentenza di novembre scorso dalla Corte di Giustizia Europea da cui sono scaturite già alcune assunzioni nelle scuole.”

2) “A casa chi ha vinto il concorso.”

Affermazione immediatamente seguita da questa sopraffina dilucidazione:

“Non è prevista l’assunzione degli oltre 6mila che hanno vinto il concorso del 2012 superando prove scritte e orali ma non hanno ottenuto la cattedra perché non esisteva un numero sufficiente di posti liberi.”

Qui c’è un grave, e insieme risibile, equivoco. Un concorso è come una gara: per definizione a una gara (i 100 metri piani, per esempio) partecipano più concorrenti di quanti siano i “posti” disponibili” sul podio. Chi arriva quarto non ha vinto nessuna medaglia. Quindi “vincitori di concorso” sono coloro che sono arrivati tra i primi n, se n è il numero dei posti disponibili quando il concorso è indetto. Che diamine significa “numero sufficiente di posti liberi”? “Sufficiente” a che? Fanno specie, al di là del merito, il disastro della logica e l’analfabetismo strutturale attestati da questo modo di motivare le proprie azioni. E, ancor più, che queste carenze argomentative, concettuali e culturali, siano espresse proprio dagli insegnanti o dai loro rappresentanti sindacali.

Un buon avversario può contribuire a determinare, attraverso il conflitto, una conciliazione che “innalza” il livello dei presupposti e degli obiettivi dati all’inizio del conflitto medesimo. Ma, ripeto, qui si tratta di una dialettica regressiva. E ci sono già elementi per affermare che, sull’unica disposizione del ddl che, magari (anzi, sicuramente) per accidens, andava nella giusta direzione, si farà macchina indietro. Per accertarsene basta continuare a leggere l’articolo de La Stampa. Ecco le dichiarazioni del sottosegretario Faraone (detto en passant: figura quanto mai perniciosa):

«Stiamo elaborando emendamenti che risolveranno anche questa situazione», ha promesso il sottosegretario Davide Faraone nell’intervista pubblicata lunedì scorso dalla Stampa.

Né mi piace la promessa di Renzi di attribuire “punti aggiuntivi” agli “idonei” (il Presidente del Consiglio ha però almeno il merito di ricordare che costoro, gli “idonei”, non sono “vincitori” di alcun concorso):

«Faremo concorso il prossimo anno e ci saranno punti aggiuntivi per chi è risultato idoneo», è tutto quello che promette invece il presidente del Consiglio Renzi domenica ai precari in protesta a Bologna. Sulla questione è sempre stato molto netto, anche nella conferenza stampa di presentazione del ddl aveva chiarito che non per caso si chiamano idonei, «altrimenti si sarebbero chiamati vincitori».

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2 risposte a Il deprimente sciopero degli insegnanti, ovvero della dialettica al ribasso

  1. Anonimo ha detto:

    D’accordo sugli idonei. Nel passato quanti concorsi davano l’abilitazione ma non la cattedra? Qui c’è chiaramente demagogia. Non si ha il coraggio di riconoscere che la scuola è stata usata come sfogo della disoccupazione. Personalmente ritengo che alle elementari basterebbero due, tre maestri per classe. Mi sembra che in una classe ne gravitino cinque, contando lingua e religione. Penso anche che con tutti i rischi sia giusto che ci sia un centro decisionale che permetta alla scuola di scegliersi gli insegnanti. Se non va bene che decida il Dirigente lo faccia qualcun altro. Si instaurerebbe una dialettica positiva. Nella nostra scuola alcuni colleghi non vorrebbero mai un determinato insegnante per i loro figli. Vanno a parlare dalla preside perchè il tal professore non sia nella sezione dove hanno il figlio. Ho scioperato più che per la buona scuola per il fatto che il contratto sia scaduto da anni!

    • Guardi, se fosse indetto uno sciopero per il rinnovo del contratto parteciperei senza esitazioni.
      Quanto al ruolo del dirigente scolastico, non sono d’accordo con lei. Non perché sia contrario in linea di principio a un modello di scuola con dirigenti responsabili, ma perché la mera attribuzione di prerogative NON porta a quel modello. Infatti la mia esperienza, diretta e indiretta, mi dice che gli attuali dirigenti sono di scarsissima qualità, e selezionerebbero gli insegnanti alla rovescia. Prima di attribuire responsabilità a chicchessia bisognerebbe che costui 1) fosse seriamente chiamato a rispondere del suo operato, 2) da soggetti esterni e imparziali e 3) sulla base di criteri chiari e operativi (per dire: non quanti studenti sono promossi o si iscrivono, se a dare promozioni e voti agli studenti sono poi gli insegnanti “sollecitati” dai dirigenti…). D’altra parte, a proposito di qualità dei dirigenti, è lei stesso a dire come siano proprio i dirigenti a essere interpellati per avere trattamenti di favore.
      Potrei aggiungere altro sulla questione del ruolo dei dirigenti. Magari ci torno su con più agio.

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