Il pedagogista pentito, ovvero l’importanza della conoscenza

Il pedagogista pentito è Michael Young, “emeritus professor at the Institute of Education”, che ha scritto un articolo intitolato: I pedagogisti hanno dimenticato il potere della conoscenza. Pentito di aver preso parte a un crimine: il sequestro della conoscenza, la sua eliminazione dal discorso sul ruolo e le finalità della scuola.
L’articolo, stando al titolo e alle prime battute, promette bene, per poi, a dire il vero, affievolirsi. Sino alla chiusa francamente deludente.
D’altra parte chi non solo critica (rinnega?) la tribù di appartenenza, ma – e dichiaratamente – i suoi trascorsi in qualità di membro di quella tribù, sulla carta – ossia astrattamente, in linea di principio – potrebbe riuscire nell’intento; ma di regola, come in questo caso, finisce per trovarsi nella condizione del barone di Münchhausen che, finito in una palude, per uscirne si tirava su per il suo proprio codino.
Rimane apprezzabile la percezione del problema: The importance of access to knowledge is something all too easily forgotten, not least by educational researchers who focus increasingly on teaching and learning rather than on what is taught and learned. Bene; bravo.
Può poi essere istruttivo riferire alla situazione della scuola italiana la questione, o meglio l’alternativa: “descolarizzazione o promozione dell’istruzione formale?” (un po’ barocca, suggestiva ma non del tutto rigorosa la serie, coordinata a questa prima alternativa, di dicotomie: Libertà attraverso la conoscenza o dalla conoscenza? Kant e l’Illuminismo o Rousseau – ma meglio Illich – e la regressione romantica? Discontinuità e trascendenza o continuità e immanenza rispetto alle condizioni non formali, quotidiane, del vivere e operare?) .
Nel paese che sta per ricevere la benedizione della “Buona scuola” legislatori, operatori della scuola, famiglie e studenti: chi più chi meno, ma soprattutto le prime due categorie di soggetti, paiono sostenere una sorta di democristiana scelta di non scegliere per salvare capra e cavoli: si vuole la descolarizzazione attuata dalla e nella scuola. Una descolarizzazione, ma a scuola esistente e persistente. Cioè a dire, per parlar terra terra: la trasformazione della scuola nella non scuola mantenendo il posto di lavoro a insegnanti e dirigenti etc.

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