L’ironia socratica secondo R. Guardini

Osservazione degna di nota di Romano Guardini su Socrate e l’ironia. Si trova in un libro della metà degli anni ’40 (Der Tod des Sokrates); non ho il testo originale e ho qualche dubbio sulla traduzione (es. “sentimento affine“), ma il significato è chiaro:

(…) nell’ironia si rivela una particolare esperienza dell’esistenza. L’esistenza è grandiosa, stupenda, terribile, enigmatica e molte altre cose ancora: ma è anche piena di contraddizioni e persino strana. E non solo suscita il grande «stupore», la meraviglia delle altezze e della profondità, lo «sbalordimento di fronte agli esseri», ma anche il sentimento affine, cioè la sensazione dello strano, dell’inadeguato, del complicato. E l’uno sta nell’altro, il grande s’intreccia col piccolo, il grandioso col meschino. Chi sente queste cose molto profondamente non può dire l’essenziale in modo semplice, ma solo indirettamente, velatamente e a rovescio, con la speranza che chi ascolta ponga attenzione e rifletta. Un uomo così era Socrate, non solo per convinzione teorica, ma per essere egli stesso nella situazione esistenzialmente ironica della non concordanza fra il suo essere esteriore e il suo interno.

Romano Guardini, La morte di Socrate. Interpretazione dei dialoghi platonici. Brescia, Morcelliana, 1998, pag. 27.
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