L’ennesima direttiva arrogante di Salvini sull’immigrazione. Ecco cosa c’è da sapere

Un consiglio spassionato: leggete Vitalba Azzollini, i cui articoli sono esemplari per  precisione e completezza delle informazioni, equilibrio e pulizia logica (aequam servare mentem, soprattutto rebus in arduis!), chiarezza di scrittura.

E un invito a diffondere, se credete e potete, i suoi contributi. A partire da questa ottima analisi della direttiva emanata dal Ministro degli interni Salvini il 15 aprile 2019, l’ennesimo atto salviniano in materia di immigrazione. Una direttiva propagandistica, arrogante nei confronti delle istituzioni, preoccupante dal punto di vista della civiltà giuridica.

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I fatti e la logica contro la propaganda di Salvini

Ecco un articolo da diffondere ovunque, con ogni mezzo. Digitale, telematico, cartaceo, vocale. Un articolo da stampare e affiggere su pareti, muri di cinta, toilette pubbliche, finestrini delle auto.
Da far leggere e analizzare nelle scuole – vedi alla voce Cittadinanza e Costituzione.

Già: perché l’habitus – quasi seconda natura! – di andare alle fonti delle informazioni e di vagliarle, le competenze in campo logico-argomentativo, l’attitudine a smontare la propaganda, specie quando vergognosamente disonesta e, fatto ancor più grave, è utilizzata da chi è al governo, tutto ciò è bagaglio essenziale del buon cittadino.

Un sentito grazie a Vitalba Azzollini e a PHASTIDIO.NET

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Età della vita

All’inizio (sino ai 30 anni, facciamo) sono importanti le cose “importanti”: le Deduzioni Trascendentali, le battaglie napoleoniche, il capitalismo, gli –ismi in genere. (In alternativa: nessuna cosa è importante, che c’è la Morte, il Nulla e consimili orsacchiotti di peluche).

Poi (fino ai 45 ca.) sono importanti i dettagli: l’errore a pag. 45, la caduta del prezzo delle aringhe prima della guerra dei 30 anni, il mugnaio di Pescia che crede nelle streghe.

Intorno ai ’50 sorge la consapevolezza che le cose importanti non cadono in categorie predefinite: non si riconoscono dal suffisso delle parole (-ismo, -ità etc.), non sono né Universali né particolari, o meglio possono essere gli uni e gli altri. S’ha da vedere, caso per caso, e perché e per come; ché coi vademecum (e le patenti di intelligentone) ci coglioni solo te stesso (forse).

 

[N.B. Trattasi di considerazioni di natura empirica; scritte un po’ di tempo fa, oggi mi ricadono sotto gli occhi. Magari non vere, forse sono verosimili. Niente di troppo serio, eh; anzi, un po’ si scherza.]

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Teologie elettromagnetiche

Stanford Encyclopedia of Philosophy, voce Rationalism vs. Empiricism.

Scrive Peter Markie:
“For all we know, a deceiver might cause us to intuit false propositions, just as one might cause us to have perceptions of nonexistent objects. Descartes’s classic way of meeting this challenge in the Meditations is to argue that we can know with certainty that no such deceiver interferes with our intuitions and deductions.”

Al termine della Meditatio prima, come è noto, il ruolo di ingannatore è giocato da quello che Descartes chiama “genius aliquis malignus”. E sarà pure, come suggerisce l’ottimo Sergio Landucci, “una controfigura” di Dio: certo il suo (ipotetico) interferire con intuizioni e deduzioni dell’intelletto apre danze e controdanze teologiche. Come ogni controfigura è un servente della figura principale. Delle “nostre intuizioni e deduzioni”, infatti, può dirsi:

“They are infallible, as God guarantees their truth.”

Di interferenza in interferenza: da quella putativamente malevola, mefistofelica, a quella paterna e, anch’essa putativamente, salvifica.
QED

 

 

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Animal rationale

Senza commenti

Ma se i buoi avessero mani, e così i cavalli e i leoni,
o con le mani disegnassero o compissero opere al pari degli uomini,
i cavalli simili ai cavalli
e i buoi simili ai buoi
disegnerebbero figure di dei,
e per loro farebbero corpi
foggiati così come i propri sono foggiati.

Gli Etiopi camusi e neri dicono che siano i loro dei
i Traci invece con gli occhi azzurri e i capelli rossi.

[Senofane di Colofone, VI/V secolo a. C.]


Mr. Homo, if he has a good digestion and a sound income, thinks to himself how much more sensible he is than his neighbor so-and-so, who married a flighty wife and is always losing money. He thinks how superior his city is to the one 50 miles away: it has a bigger Chamber of Commerce and a more enterprising Rotary Club, and its mayor has never been in prison. He thinks how immeasurably his country surpasses all others. If he is an Englishman, he thinks of Shakespeare and Milton, or of Newton and Darwin, or of Nelson and Wellington, according to his temperament. If he is a Frenchman, he congratulates himself on the fact that for centuries France has led the world in culture, fashions, and cookery. If he is a Russian, he reflects that he belongs to the only nation which is truly international. If he is a Yugoslav, he boasts of his nation’s pigs; if a native of the Principality of Monaco, he boasts of leading the world in the matter of gambling.

Bertrand Russell, An Outline of Intellectual Rubbish (1943)

 

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Aforismi sulla logica

1

Per troppi è quella cosa che se la usano loro è “rigore”, e se la usano gli altri “cavillo”.

2

Richiede spalle larghe, cervello oliato, e palato fine.

3

Niente più dell’esprit de geometrie richiede l’esprit de finesse.

4

Esiste un uso retorico della logica.

5

Occhio che le fallacie spesso si applicano a boomerang, ché non è automaticamente logico chi parla/sa/insegna la logica.

6

“Logico” (aggettivo) è, nell’intenzione di molti parlanti, un insulto; “logicamente” è perlopiù avverbio deprezzante.

 

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Arbor philosophiae

La diairesis platonica, l’albero di Porfirio, di Descartes (Principia), la mimesi per cui pensando agli alberi ci si arborizza il pensiero. La maestra pone che tipo di questione? Lessicale, logica, metafisica, botanica? Le metafore dei rami. Petrus Ramus. L’albero, il tronco, i rami, le foglie, la radice. Ma forse l’essenza è avverbiale o verbale, l’albero arborizza, i.e. ramifica. Quel ramo del Lago di Como. Vedere gli alberi, non la foresta. La Urpflanze. L’albero dell’informatica e della tecnica gestionale: diagrammi ad albero. Albero di trasmissione, albero a camme. Ma ci sono le palme, non hanno rami. Si accresce l’albero mentale: gli alberi sono a) con rami e b) senza rami. E a) e b) sono due rami. E la radice è fondamentale non solo per via del fondazionalismo e dell’essenzialismo, ma anche perché “fissa” al suolo, perché è elemento fondamentale per quella regione della vita che include gli esseri non semoventi. Sicché gli alberi non parlano (Arist. Metaph, IV), non solo verbalmente, ma anche per mancanza di cinesi: sono venature dello spazio, prive di temporalità, non conversano. A meno che non si dia retta a Virgilio (e a Dante): la fantasia poetica dà loro voce e suoni. Non movimento, però, dunque più che arborizzare (ramificare) gli alberi radicano, punzonano lo spazio e lo percorrono come metastasi. Il rizoma.

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